Riduzione degli interventi chirurgici

nuova riduzione degli interventi chirurgici

Nuova riduzione degli interventi chirurgici, con la pandemia che corre non è un fulmine a ciel sereno. Per recuperare nel post covid ci sarà bisogno di pensare fuori dai soliti schemi.

La nuova ondata pandemica

Un momento di riflessione è d’obbligo in questo periodo di ritorno di una pandemia che speravamo in regressione.

Un problema molto grosso che sta prendendo nuovamente piede è l’ennesimo blocco delle operazioni che vengono rinviate, con la possibilità di vedere ancora slittare la data di interventi che sono bloccati dal 2020. 

Se all’inizio della pandemia questo fenomeno era comprensibile, ora una nuova riduzione degli interventi chirurgici diventa per tutti difficoltoso da accettare.

Ma vediamo insieme le motivazioni, e soprattutto perché diventa così difficile procedere alla regolare realizzazione di un intervento.

Nuova riduzione degli interventi chirurgici, ecco il perché

Un periodo di ritorno a un aumento di ricoveri e il personale sanitario che inizia a non essere abbastanza.

Sono molti i medici ed infermieri che sono risultati positivi in questo periodo, e quindi come tutti devono effettuare una quarantena fino a completa negativizzazione.

Ecco che il primo problema che si pone è la carenza di personale.

Se poi contiamo anche un notevole aumento di ricoverati per problemi legati al virus in circolazione, a questo punto si arriva a comprendere che sia necessario andare a fermare alcune delle attività che normalmente si svolgono negli ospedali.

Ecco perché è in programma una nuova riduzione degli interventi chirurgici.

Per poter fare in modo che personale e sale operatorie siano disponibili per affrontare al meglio questa nuova emergenza sanitaria.

Anche la parte relativa a tamponi per la gestione del monitoraggio ospedaliero di persone positive e la somministrazione dei vaccini vede molto personale al lavoro.

È stato chiesto a molti medici vicini alla pensione di posticiparla. E anche molti studenti universitari si sono proposti per scendere in campo durante l’emergenza.

Purtroppo, nel momento dei picchi della malattia, diventa tutto difficile da gestire e si arriva a decisioni estreme come anche quello di ridurre gli interventi chirurgici.

Nuove riduzioni degli interventi chirurgici, a quando il recupero

Non è facile rispondere a questa domanda, perché non è possibile comprendere l’andamento della pandemia. Quindi in un ipotetico progredire dei contagi si avranno ancora molte settimane di fermo per le persone e quindi si dovrà calcolare uno slittare ancora molto lungo.

Dal 2020, anno in cui è iniziata la pandemia, si è fermato il sistema sanitario, con un totale fermo di operazioni che si potevano recuperare in un secondo tempo.

Gli stessi chirurghi avevano chiesto ai pazienti di collaborare e che presto tutto sarebbe tornato alla normalità per poter ottenere un numero migliore di quelli che sono i dati attuali.

Purtroppo, dobbiamo andare a guardare dei dati che non ci piacciono per nulla.

Neanche il numero completo degli interventi chirurgici della prima ondata di pandemia è stato recuperato, questo vuol dire che vi sarà un ulteriore incremento di attesa, e molti sono i pazienti che si sentono catalogati di serie B.

Inoltre, alcuni ospedali stanno chiudendo nuovamente reparti per accogliere malati di Covid. Anche le degenze non vengono garantite e le persone tornano a preoccuparsi.

Naturalmente per i malati gravi e interventi inderogabili il servizio chirurgico è sempre attivo e presente.

Nuove riduzioni degli interventi chirurgici, soluzioni possibili

Sono molte oramai le richieste di aiuto e le grida di allarme da parte degli ospedali e delle associazioni dei chirurghi in Italia.

È di pochi giorni fa l’intervento del Dottor Scatizzi, presidente dell’ACOI (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), che ha dichiarato che “Solo con più personale e risorse in un anno possiamo recuperare il 70% degli interventi, l’altro 30% da smaltire nel 2023”.              Sempre la stessa proposta applicabile in tempi biblici per la mancanza di capitale umano causato dal sistema formativo e post – formativo dei medici.

Serve un’altra soluzione immediatamente attuabile.

La soluzione nascosta

Questa possibilità c’è, ed è “nascosta” in una Direttiva dell’Unione Europea.

È proprio ora il momento storico per sottolineare quanto sia utile far parte dell’Unione Europea.

Quella che era nata come un’unione puramente economica nel tempo è attiva in numerosi settori diversi, fra i quali salute.

La tessera europea di assicurazione malattia aiuta i viaggiatori ad avere accesso alle cure in caso di malattia durante una permanenza temporanea in un altro Stato membro dell’UE, mentre la direttiva europea sull’assistenza sanitaria transfrontaliera sancisce i diritti dei cittadini che decidano di recarsi in un altro paese dell’UE per ricevere cure mediche.

Proprio la Direttiva EU/2011/24 sulla sanità transfrontaliera potrebbe essere la soluzione, immediatamente attuabile, più vicina al problema, ma talmente fuori dagli schemi ai quali siamo abituati che non riusciamo a vederla!!

Per saperne di più

 contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

Liste di attesa

listedi attesa

La liste di attesa nascono quando il numero di prestazioni erogabili è inferiore al numero di prestazioni richieste.

Liste di attesa, la genesi

Il Servizio Sanitario Nazionale è riuscito a soddisfare la richiesta fino al 2011 nonostante la domanda crescesse del 2,5% annuo.

In seguito, scelte politiche di sostenibilità hanno bloccato l’ incremento al finanziamento per il SSN e la crescita degli organici delle strutture sanitarie.

Si sono così congelate le prestazioni erogabili, mentre la richiesta è continuata ad aumentare creando liste di attesa con tempi sempre più lunghi.

Costringendo una parte dei pazienti ad accedere alle prestazioni pagandole di tasca propria o addirittura a rinunciare alle cure prescritte

Quando è arrivato il Covid-19, le liste di attesa nelle strutture sanitarie pubbliche o private accreditate erano oltre i limiti del Piano Nazionale Governo della Liste di Attesa (PNGLA)

Come il Covid ha quasi azzerato gli interventi ortopedici

La pandemia che il Covid ha scatenato ha coinvolto pressoché ogni ambito della vita civile.

A partire da quello sanitario, fino ad arrivare a quello economico, passando per ogni attività umana che fino al giorno prima era totale routine. E da un giorno all’altro si è tramutata in un piacevole ricordo di un mondo perduto.

Ma è soprattutto l’ambito medico che ovviamente ne ha risentito di più.

Migliaia e migliaia di cittadini sono stati fin da subito colpiti dai sintomi del Covid ed hanno preso d’assalto gli ospedali, dalle aree mediche fino alle terapie intensive, saturandole.

Proprio da qui sono scaturiti i maggiori problemi.

È apparso evidente che il sistema sanitario, benché abbastanza solido, soprattutto a confronto con quello di altri paesi, non era pronto ad affrontare una situazione del genere, che nemmeno il romanziere più catastrofista avrebbe immaginato.

Tuttavia, durante il dilagare della pandemia, le altre patologie non si sono fermate.

Purtroppo, si sono dovute fermare, per evidenti ragioni di priorità, le cure che le riguardavano.

Uno dei settori più colpiti da questa circostanza è stata la chirurgia ortopedica e gli impianti di protesi.

Numeri e conseguenze

Ogni anno, in Italia, sono oltre 220.000 gli interventi che riguardano impianto di protesi.

I numeri del 2020 sono impietosi al confronto.

Gli interventi portati a termini sono stati circa 70.000.

Cosa ci dice questo?

Questo dato indica che la differenza tra la media annuale e gli interventi effettivamente compiuti dovrà essere smaltita nel prossimo futuro.

Per fare un conteggio approssimativo, significa che nel solo 2022 dovranno essere eseguiti oltre 400.000 interventi di questo tipo.

Tuttavia, questo dato è sicuramente conteggiato al ribasso.

Infatti, la popolazione italiana diventa sempre più anziana e questo va ad incidere molto sul numero di prestazioni ortopediche richieste, il che ci dice che il numero sarà ancora maggiore.

Situazione attuale

La situazione odierna è di difficile interpretazione. Lo comunica anche il presidente della Siot (Società italiana ortopedia e traumatologia) Tranquilli Leali, che non si sbilancia sulle previsioni per il futuro.

La Siot è stata da subito in prima linea nel continuare a garantire le prestazioni sanitarie, anche se con molte difficoltà date dalla crisi epidemica in corso.

Soprattutto gli interventi in sala operatoria sono stati drasticamente ridotti per carenza di medici anestesisti, impegnati quasi a pieno organico nei reparti di terapia intensiva Covid, e per le normative legate alla pandemia che non consentono l’uso a pieno regime delle sale operatorie.

Questo vuol dire che per smaltire questi numeri ancora in crescita ci vorranno quattro, cinque anni.

Tempi disumani per chi è in attesa di una protesi.

Infatti, questo aspetto è legato a doppio filo ad un altro, anch’esso estremamente negativo, quello psicologico.

“Una persona che deve sottoporsi ad un intervento di sostituzione di un’articolazione lo fa perché quella articolazione non l’aiuta più, forse la persona ha difficoltà anche a spostarsi in casa, dal bagno alla cucina, alla sala da pranzo. O se esce, difficilmente farà più di 100 metri, certamente non potrà fare attività fisica, è gravemente invalida dal punto di vista fisico”

Come uscirne

Per evitare di essere travolti da questo fenomeno, come un fiume in piena, l’opportunità che l’Unione Europea ci ha messo a disposizione già da ben 10 anni potrebbe essere la soluzione.

Una cooperazione sanitaria tra gli stati UE, grazie alla sanità transfrontaliera.

Per saperne di più

 contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

Pubblicato il PNE 2021

Programma nazionale esiti 2021

È stato pubblicato il Piano nazionale esiti (PNE) 2021 che valuta l’efficacia e la sicurezza delle cure garantite dal nostro SSN.

 

Piano nazionale esiti

Da diversi anni AGENAS, attraverso il Piano Nazionale Esiti a livello nazionale e regionale, monitora e la situazione della nostra assistenza sanitaria. 

PNE edizione 2021

Quest’anno, con l’edizione 2021, si è ottenuto uno spaccato sull’emergenza epidemiologica e sulle dinamiche che il COVID-19 ha determinato rispetto all’organizzazione dei servizi.

E’ stato infatti possibile effettuare un confronto ampio e particolareggiato dei dati di attività realtivi all’anno 2020 con quelli della fase pre-pandemica.

Specialità analizzate

Le specialità che sono state analizzate in questo Piano Nazionale Esiti sono molteplici. Vanno dall’area cardio e cerebrovascolare, all’area perinatale e alla area muscolo-scheletrica. Vediamo in dettaglio proprio la situazione di quest’ultima.

Chirurgia protesica

Gli interventi di protesica in ambito ortopedico
sono tra i più frequenti in Italia, in quanto oltre la
metà della popolazione ultrasessantacinquenne
presenta patologie degenerative, prevalentemente di natura artrosica, a carico dell’apparato osteoarticolare, con elevato rischio di disabilità motoria.

Con il Covid, tutta la chirurgia elettiva ha subito una marcata riduzione.  

Protesi di anca

Ad esempio, gli interventi di protesi d’anca avevano fatto registrare un aumento nei cinque anni precedenti la pandemia. Da 104.425 nel 2015 a 115.989 nel 2019 (+11,1%).
Nel 2020, si è verificata una marcata contrazione della casistica (N=96.822), quantificabile in 19.167 ricoveri in meno (-16,5%) rispetto all’anno precedente.

L’impatto della pandemia non è stato uniforme sul territorio nazionale. La riduzione degli interventi di protesi d’anca è stata più marcata al Nord (-20,8%), dove la prima ondata si è abbattuta con maggiore virulenza, meno al Centro (-11,1%) e al Sud e nelle Isole (-10,2%).

grafico protesi anca

Protesi di ginocchio

Per quanto riguarda la chirurgia protesica del ginocchio, i ricoveri erano in costante aumento prima della pandemia. Da 72.286 nel 2015 a 87.922 nel 2019 (+21,6%). Nel 2020 si sono drasticamente ridotti a 66.691 (-24,1% rispetto al 2019, pari in valore assoluto a 21 mila ricoveri in meno).  

grafico protesi ginocchio

Protesi di spalla

Infine, anche gli interventi di protesi della spalla, in crescita nel quinquennio precedente la pandemia (+53,3%), si sono fortemente ridotti nel 2020 . Il decremento è stato del 16% rispetto al 2019, pari a una perdita di circa 2 mila ricoveri. 

grafico protesi spalla

Per saperne di più

 contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

La mobilità sanitaria del paziente

mobilita sanitaria del paziente

Quando si parla di mobilità sanitaria si intende il diritto dei pazienti di spostarsi dalla propria zona di residenza per beneficiare di servizi sanitari più adeguati ai propri bisogni.

I motivi degli spostamenti

I cittadini alla ricerca delle migliori terapie, tese al soddisfacimento dei propri bisogni, hanno il diritto di rivolgersi a qualsiasi struttura ospedaliera.

I motivi che spingono i pazienti a recarsi fuori dai propri confini residenziali possono essere svariati.

La fiducia verso determinate strutture sanitarie, la maggiore informazione su determinate cure o su nuovi farmaci, le lunghe liste di attesa, sono solo alcune delle ragioni che influenzano su questa scelta.

In particolare, emergono tre motivi principali che influenzano la decisione. La maggiore qualità dei livelli di prestazione, una logistica più efficace che permette di ridurre i ritardi e disagi, la necessità di prestazioni assenti nella zona in cui si vive .

D’altra parte, tale fenomeno può essere inquadrato come un normale effetto della globalizzazione e dell’evoluzione dei sistemi d’informazione dei soggetti.

Tipologie di mobilità sanitaria

Qualunque sia il motivo, il fine della mobilità è quello di garantire ai soggetti richiedenti un’assistenza sanitaria qualitativamente elevata, ma anche efficace dal punto di vista economico.

Con flusso migratorio per ragioni di salute si possono intendere tre diverse tipologie di mobilità.

È, infatti, possibile individuare la mobilità regionale, che implica lo spostamento all’interno della propria regione di appartenenza.

La mobilità interregionale, invece, prevede di uscire dalla propria regione di residenza alla ricerca di un sistema sanitario migliore in un’altra regione.

Infine, con mobilità internazionale, si intende lo spostamento dei pazienti verso un altro Stato a causa dell’assenza di determinate cure, o alla ricerca di un sistema sanitario più all’avanguardia, o tempi di attesa minori.

Mobilita sanitaria europea

Questo fenomeno, molto discusso in politica, viene disciplinato dalla Direttiva 2011/24/Ue del Parlamento europeo. Con la Direttiva, vengono fissate le regole affinché i cittadini europei possano usufruire di cure e terapie senza confini territoriali.

La citata direttiva nasce dall’esigenza di soddisfare il principio di armonizzazione tra gli Stati membri dell’Unione europea, affinché si applichi un quadro unitario di garanzie e tutele negli specifici sistemi sanitari nazionali.

I soggetti hanno diritto a usufruire di trattamenti medici in un Stato membro dell’Ue, richiedendo un rimborso al Servizio sanitario nazionale del paese di residenza.

Si parla, in questo caso, di un rimborso pari al costo in essere nella propria zona di appartenenza.

Cosa si intende per mobilità sanitaria attiva e passiva

Da un punto di vista amministrativo-finanziario, la mobilità sanitaria può essere distinta in attiva e passiva.

Con mobilità attiva si intende l’entrata di fondi da destinare ai costi necessari a garantire ai pazienti di altre regioni o Paesi le migliori prestazioni in ambito terapeutico e curativo.

Al contrario, la mobilità passiva implica l’invio di fondi ad altre regioni o Paesi, al fine di compensare i costi dei servizi messi in atto per i pazienti in uscita dal proprio territorio.

Un’analisi dei dati relativi a questi due indicatori fornisce un’idea generale del livello di Servizio Sanitario Regionale.

Per saperne di più

 contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

9°CIHTConference, Conferenza Internazionale sul Turismo Medico

9°CIHTConference

Si è svolta il 4 e 5 novembre scorsi a Crikvenica, in Croazia, la 9° Conferenza Internazionale sul Turismo Medico, CIHTCONFERENCE.

Finalmente, dopo la battuta di arresto dovuta al Covid, i congressi e gli incontri dal vivo sono ripresi a pieno ritmo.

La 9° CIHT Conference è una conferenza di due giorni che riunisce docenti locali e stranieri e partecipanti provenienti dai campi della medicina, del turismo e dell’economia. Il tutto con l’obiettivo di introdurre le nuove tendenze nel turismo e nella medicina. Questa manifestazione è il risultato di una collaborazione tra l’Ente per il turismo di Crikvenica e il Distretto del turismo sanitario del Kvarner.

Crikvenica

La CIHT Conference contribuisce all’implementazione delle attuali conoscenze teoriche, ed alle tendenze del mercato del turismo medico.  

I partecipanti

Alla Conferenza partecipano più di 150 esperti di turismo medico internazionali che ricoprono posizioni dirigenziali nelle grandi istituzioni e aziende del turismo sanitario.

Due giorni quindi di scambio di esperienze e di formazione.

 Gli interventi sono stati molteplici, e su diversi aspetti del Turismo Medico. E non solo turismo medico. 

 

Gli interventi

Infatti, tra gli interventi più interessanti, annotiamo quello di Arnis Krasovskis, Presidente di Medrefund Ltd UK, che ha parlato dell’effetto post Brexit per i cittadini inglesi sulla Direttiva della Sanità Transfrontaliera (La Direttiva 2011/24/UE). Infatti, anche se per le richieste di rimborso pre Brexit il cittadino inglese ha tempo fino al 31/01/2022 per presentarle, per tutti gli interventi post Brexit questa possibilità non c’è più. Unica possibilità che è rimasta al cittadino inglese: il modello S2.
brexit

Il modello S2 permette ad una persona assicurata in un paese dell’UE (e in questo caso anche Gran Bretagna) di dimostrare di avere diritto a cure programmate (o “pianificate”) in un altro paese dell’UE. Se una persona si reca in un altro paese per sottoporsi a cure sanitarie, la relativa spesa sarà sostenuta dall’ente per l’assistenza sanitaria di questa persona soltanto se per tali cure è stato preventivamente chiesto il permesso all’ente (cioè la previa autorizzazione).

 

Non è sempre facile però trovare cliniche che accettano questo tipo di modello e di pagamento.

Per saperne di più

Per maggiori info sulla sanità transfrontaliera o sul turismo mecio contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

Il nostro partner Quirónsalud, tra i migliori ospedali al mondo

Il nostro partner Quirónsalud

Quirónsalud. Nella classifica di Newsweek sui migliori ospedali al mondo troviamo anche uno dei nostri partner.

Le classifiche di Newsweek

La rivista Newsweek è stata fondata nel 1933. Da allora ci ha informato sui progressi della medicina, della scienza e della promozione della salute, e ogni anno pubblica diversi report per identificare e riconoscere le migliori istituzioni sanitarie.

World's Best Specialized Hospitals 2022

La classifica, realizzata in collaborazione con Statista, è stata realizzata grazie un sondaggio su oltre 40.000 professionisti provenienti da più di 20 paesi, tra medici, dirigenti e direttori ospedalieri e altri operatori sanitari.

Ospedali di Quirónsalud

Nella classifica “World’s Best Specialized Hospitals 2022, che include i migliori centri del mondo in 10 specialità mediche, troviamo i seguenti centri specialistici di Quirónsalud.

Ospedale Internazionale RuberOspedale Internazionale Ruber

Ospedale Universitario Quirónsalud MadridOspedale Universitario Quirónsalud Madrid

Centro Medico TeknonCentro Medico Teknon

Ospedale Universitario DexeusOspedale universitario dexeus

In dettaglio, il Ruber Internacional appare tra i migliori ospedali al mondo nelle specialità di Neurologia e Oncologia, rispettivamente alle posizioni 101 e 162.

Inoltre, il Teknon Medical Center compare anche nella classifica dei migliori centri nella lotta ai tumori, alla posizione 124.

Allo stesso modo, nella categoria Traumatologia e Ortopedia, la rivista Newsweek ha riconosciuto anche l’Ospedale Universitario Quirónsalud Madrid e l’Ospedale Universitario Dexeus, collocandoli rispettivamente alla posizione 76 e 118.

World's Best Specialized Hospitals 2021

Anche nella classifica del 2021 Quirónsalud poteva vantare il fatto di avere nella classifica uno dei pochi ospedali spagnoli. Infatti, l’ospedale universitario Fundación Jiménez Díaz risultava uno dei 200 migliori ospedali del mondo.

Quirónsalud e SEF Surgical European Facilitator srl

SEF svolge un accurata analisi prima di sottoscrivere partnership. Ed è per questo che è orgogliosa di collaborare con il Gruppo Quirónsalud.

Questo risultato conferma la garanzia della scelta da parte di SEF di accesso alle cure per la mobilità sanitaria in Europa solo con clicniche dai migliori standard.

Per approfondire

Sanità transfrontaliera: difficoltà anche per i disabili

Sanita transfrontaliera difficolta anche per i pazienti con disabilità

Sanita transfrontaliera, difficolta anche per i pazienti con disabilità a reperire informazioni sui propri diritti.

Forum Europeo Disabilità

Il rapporto dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, intitolato “Access to cross border healthcare by disabilities in the European Union“, è uno studio sull’accesso all’assistenza sanitaria transfrontaliera da parte dei pazienti con disabilità nell’Unione Europea. Il documento è stato reso pubblico il 18 settembre scorso, in occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza dei Pazienti, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Difficoltà con i NCP

NCP

Solo 16 siti web dei Punti di Contatto Nazionali dei vari Ministeri della Sanità dei Paesi Membri forniscono informazioni adeguate sui diritti alle cure sul proprio territorio e 17 su 30 forniscono informazioni sulle cure in altri Stati membri dell’Unione Europea.

Solo 9 di quei siti, inoltre, informano sull’accessibilità fisica delle strutture sanitarie.

Nessuno dei NCP dà notizie su adeguamenti ragionevoli delle strutture e dei servizi sanitari.

Nemmeno uno dei NCP fornisce informazioni sull’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva specificamente rivolta alle persone con disabilità.

In generale, gli Stati membri dell’Unione che vietano la discriminazione basata sulla disabilità e richiedono soluzioni ragionevoli per l’accesso all’assistenza sanitaria sono solamente 14.

La direttiva Europea

Recepimento Direttiva 24/2011
La Direttiva 2011/24/UE recepita dall’ Italia con il D. Lgs 38/2014 e regolata dal Decreto del Ministero della Salute 50/2018 permette ai cittadini europei di ricevere, attraverso l’assistenza sanitaria transfrontaliera e a determinate condizioni, prestazioni sanitarie in un altro Paese dell’Unione Europea diverso da quello di residenza. In questo modo, i cittadini europei potranno decidere di curarsi in un altro Paese dell’UE. La Direttiva mette al centro il paziente-cittadino dell’UE. Può scegliere liberamente in quale Stato dell’UE e in quale struttura, privata o pubblica, ricevere assistenza sanitaria

L’esperienza di SEF con i NCP

Cross border healthcare

Nello scorso mese di giugno anche SEF ha cercato di ottenere informazioni dai vari NCP (in tutto 30) dei Paesi Membri. Nel nostro caso la richiesta riguardava le modalità di rimborso ai pazienti.

Sulle 30 richieste inviate, abbiamo ottenuto solo 14 risposte dai NCP. 5 di questi hanno fornito altri contatti, in quanto non erano in grado di dare risposta alla nostra richiesta.

Purtroppo, l’Unione Europea ha ancora molto da lavoro da fare per far attuare al 100% la Direttiva 2011/24.

Per saperne di più

Per maggiori info sulla sanità transfrontaliera contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

Autorizzazione all’esercizio della professione medica in Romania

Laurea e specializzazione in Europa

Sono tanti i medici e i professionisti della salute che ci seguono su LinkedIn, il social network dedicato alle opportunità professionali. Per noi si tratta di un traguardo importante, soprattutto perché significa che sempre più persone ormai conoscono l’esistenza della sanità transfrontaliera. È un’opportunità imprescindibile in questo momento, in cui le liste d’attesa in Italia per gli interventi chirurgici programmati sono in gran parte bloccate.

Continue reading

Grazie! Ai 1000 professionisti che ci seguono su LinkedIn

grazie ai 1000 professionisti che ci seguono su Linkedin

Sono tanti i medici e i professionisti della salute che ci seguono su LinkedIn, il social network dedicato alle opportunità professionali. Per noi si tratta di un traguardo importante, soprattutto perché significa che sempre più persone ormai conoscono l’esistenza della sanità transfrontaliera. È un’opportunità imprescindibile in questo momento, in cui le liste d’attesa in Italia per gli interventi chirurgici programmati sono in gran parte bloccate.

Continue reading