Come ottenere il rimborso del SSN per liste d’attesa sospese: leggi e procedure

Ormai da tanti anni la piaga drammatica delle liste d’attesa troppo lunghe affligge irrimediabilmente il nostro sistema sanitario, costringendo tanti pazienti affetti anche da malattie molto gravi a rivolgersi alla sanità privata per poter effettuare interventi chirurgici ed esami diagnostici.

Il diritto del paziente secondo la legge del 1998

Pochi sanno però che la legge va incontro al cittadino nel caso di mancata osservanza dei tempi massimi previsti per le aziende sanitarie per effettuare una prestazione.

Infatti, nei casi di tempi d’attesa troppo lunghi o di impossibilità di prenotazione, il decreto legislativo 124 del 29 aprile 1998 prevede che il malato possa rivolgersi al privato chiedendo successivamente al SSN il rimborso delle spese effettuate.

Come richiedere il rimborso delle spese

Questo è ciò che dovrebbe sempre accadere quando l’utente si sente rispondere dal Cup che la data per effettuare un esame è molto distante da quella a cui il paziente avrebbe diritto per la patologia di cui si soffre o quando addirittura le liste d’attesa risultano bloccate.

Come ha avuto modo di spiegare recentemente la Federconsumatori, l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero professionale intramoenia e avrà sempre diritto al rimborso delle spese sostenute.

Per poter richiedere il rimborso occorre, secondo quanto previsto dalla normativa in vigore, inviare una apposita richiesta indirizzata al Direttore Generale dell’Azienda di riferimento.

Come presentare la richiesta al Servizio Sanitario Nazionale

Nella richiesta, l’utente dovrà comunicare al Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Territoriale (AST) che provvederà a richiedere ed effettuare la prestazione in regime di attività libero professionale per poi ottenere il rimborso delle spese sostenute, escluso il costo del ticket che in ogni caso l’utente avrebbe dovuto pagare anche se la prestazione fosse stata eseguita a carico del SSN.

In questo modo il costo dell’attività della libera professione intramoenia sarà a carico dell’azienda sanitaria di appartenenza.

La direttiva 2011/24/UE e il diritto alla mobilità sanitaria

È importante sottolineare che i pazienti hanno anche la possibilità di sfruttare la direttiva 2011/24/UE, recepita dall’Italia con il Decreto Legislativo n. 38 del 4 marzo 2014, che garantisce il diritto alla mobilità sanitaria all’interno dell’Unione Europea.

Questo permette ai cittadini di ricevere cure mediche in un altro Stato membro e di ottenere il rimborso delle spese sostenute, secondo le regole del paese di residenza.

Come funziona la direttiva 2011/24/UE

La direttiva consente ai pazienti di accedere a cure mediche in un altro Stato membro dell’UE, anche se non è strettamente necessario per motivi di salute immediati. Il paziente può richiedere il rimborso delle spese sostenute per il trattamento ricevuto all’estero, fino all’importo che sarebbe stato coperto dal sistema sanitario nazionale del proprio paese.

Vantaggi della direttiva

Questo approccio offre ai pazienti una maggiore flessibilità nell’accesso alle cure mediche, riducendo i tempi di attesa e consentendo loro di scegliere il luogo e il momento più adatti per ricevere trattamenti specifici.

Leggi e tutela della salute dei cittadini

Le leggi in questione sono state approvate in ossequio ai dettami costituzionali che prevedono l’esercizio del diritto e della tutela della salute dei cittadini.

L’articolo 32 prevede infatti che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Omceo Milano pronto a ricorrere al Tar contro il Decreto sull’appropriatezza

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, critica il decreto sull’appropriatezza del Ministero della Salute. Il decreto rischia di aumentare il carico burocratico dei medici e di esporli a errori a causa della complessità dei codici specifici. Rossi non esclude un ricorso legale contro il provvedimento.

Il parere dell'Ordine dei Medici di Milano

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, esprime preoccupazione riguardo al decreto sull’appropriatezza in fase di elaborazione da parte del Ministero della Salute.

Rossi avverte che questo decreto potrebbe non solo aumentare il carico burocratico dei medici, ma anche esporli a errori a causa della complessità dei codici specifici.

La storia dell'appropriatezza prescrittiva

Rossi ricorda che il concetto di appropriatezza prescrittiva è discusso da decenni e già negli anni Novanta è diventato oggetto di approfondimento universitario.

Sottolinea che i medici del Servizio Sanitario Nazionale, sia di base che specialisti, sono già molto familiari con queste regole.

Contesta quindi l’idea che i medici debbano ancora “familiarizzare” con tale logica.

Il decreto Lorenzin e la sua sostituzione

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano fa un parallelo con il decreto sull’appropriatezza predisposto nel 2016 dal Ministro Beatrice Lorenzin.

Questo decreto, secondo Rossi, aveva un approccio esclusivamente economico, presentava molte carenze e non era stato condiviso con gli Ordini dei Medici o le associazioni di categoria.

Tuttavia, Rossi ricorda che il decreto Lorenzin venne successivamente sostituito dal decreto sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il quale corresse le mancanze del precedente, ottenendo il consenso degli Ordini dei Medici.

Il problema delle liste d'attesa

Rossi critica l’idea che un decreto possa ridurre le liste d’attesa attraverso la regolamentazione delle prescrizioni mediche.

Afferma che questa è una contraddizione di termini e sottolinea che l’obiettivo principale sembra essere sempre di natura economica.

Inoltre, Rossi evidenzia che il decreto proposto aumenterebbe notevolmente il carico burocratico dei medici, aumentando così il rischio di errori dovuti alla complessità dei codici specifici.

Appropriatezza prescrittiva e educazione sanitaria

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano ritiene che il problema delle liste d’attesa sia principalmente legato a una questione educativa.

Sostiene che è necessario educare i cittadini sull’uso corretto del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e accettare le indicazioni dei medici riguardo alla necessità di determinati esami.

Rossi sottolinea l’importanza di proteggere i medici dalle azioni legali ingiustificate e di includere l’educazione sanitaria dei cittadini su questo punto.

Maxi piano anti liste di attesa, dal Governo nuove misure

Il governo italiano lancia un piano da 600 milioni l’anno per ridurre le liste d’attesa nella sanità. Fondi assegnati direttamente agli ospedali con code più lunghe, promuovendo unificazione delle prenotazioni e appropriatezza prescrittiva. 

Obiettivo del piano: combattere le liste d'attesa

Il Governo italiano, guidato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, annuncia un piano straordinario fino a 600 milioni l’anno per sconfiggere le liste d’attesa, un grave problema per la sanità nazionale.

Questa iniziativa è parte di un impegno più ampio volto a migliorare l’accesso alle cure mediche per i cittadini italiani, soprattutto dopo l’esperienza della pandemia.

Nuovo approccio nella distribuzione dei fondi

I fondi non saranno più assegnati alle Regioni in modo indiscriminato, bensì il ministero della Salute li distribuirà direttamente alle singole Asl, dove si identificheranno le maggiori necessità tramite un accurato monitoraggio.

Questo cambio di strategia mira a garantire una distribuzione più equa delle risorse e a concentrare gli interventi dove sono più necessari.

Unificazione delle agende prenotazioni

Si mira a unificare le agende delle prenotazioni tra ospedali pubblici e privati convenzionati per migliorare l’efficienza nella gestione delle richieste dei pazienti, un’area ancora carente in molte parti d’Italia.

Questo permetterà di ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili e di ridurre i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie.

Promozione dell'appropriatezza prescrittiva

Si intende contrastare l’iperprescrizione di esami e visite mediche non necessari, che contribuiscono ad intasare il sistema sanitario, attraverso linee guida sviluppate dall’Istituto superiore di Sanità.

Questo approccio mira a garantire che le cure mediche siano appropriate alle reali esigenze dei pazienti, riducendo sprechi e migliorando l’efficienza del sistema.

Intervento legislativo in arrivo

Un decreto legge per il piano sulle liste d’attesa è atteso nelle prossime settimane, con particolare attenzione alle regioni con alta mobilità passiva, dove i pazienti si spostano per ricevere cure, comportando flussi finanziari significativi.

Questo intervento legislativo mira a fornire un quadro normativo chiaro e a incentivare le regioni a adottare politiche volte a ridurre le liste d’attesa.

Monitoraggio e interventi mirati

Un monitoraggio dettagliato verrà condotto a livello ospedaliero per identificare le carenze e indirizzare i finanziamenti ministeriali dove più necessario, supportando gli ospedali con difficoltà nell’assicurare le prestazioni.

Questo approccio mira a garantire che le risorse siano utilizzate in modo efficace e a migliorare l’accesso alle cure per tutti i cittadini.

Ruolo del settore privato

Il settore privato convenzionato è visto come parte integrante del sistema sanitario nazionale, e l’obiettivo è garantire un’offerta adeguata ai cittadini, collaborando con tutti gli attori coinvolti per superare le diseguaglianze presenti nel sistema sanitario.

Questo partenariato tra pubblico e privato è fondamentale per garantire un’ampia disponibilità di servizi sanitari di qualità in tutto il Paese.

Dichiarazioni del ministro Schillaci

Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, conferma l’impegno del Governo nell’abbattere le liste d’attesa, riconoscendo l’importanza del coinvolgimento di tutte le parti interessate e delle Regioni per migliorare l’accesso alle cure mediche.

Le dichiarazioni del Ministro evidenziano la determinazione del Governo nel affrontare le sfide della sanità italiana e nell’assicurare un sistema sanitario efficiente e accessibile per tutti i cittadini.

Liste d’attesa in aumento, la Toscana risponde alle pressioni della Corte dei Conti

La Regione si arrende: “Impossibile mantenere i tempi con queste crescenti percentuali”.  I giudici contabili esamineranno le correzioni entro metà aprile. I cittadini sono furiosi.

Cittadini esasperati di fronte alle lunghe liste d'attesa

La frustrazione dei cittadini toscani di fronte alle lunghe liste d’attesa per visite specialistiche, esami ed interventi chirurgici è palpabile.

Questa realtà riguarda in particolare le aree più densamente popolate della regione, dall’entroterra fino alla costa.

Onda anomala di prescrizioni e tempi di attesa fuori controllo

Uno dei principali fattori che contribuiscono a questa situazione è l’aumento significativo delle prescrizioni mediche.

Nel periodo dal 2019 al 2023, si è verificato un incremento del 34% per le prime visite e del 42,5% per gli esami, con picchi ancora più elevati per test diagnostici come Tac e risonanze magnetiche, che hanno registrato un aumento superiore al 60%.

Anche nel 2024, l’aumento delle richieste continua a un ritmo sostenuto, con un ulteriore incremento del 20% rispetto all’anno precedente nei primi tre mesi.

Le sfide del sistema sanitario pubblico

La Regione Toscana ha riconosciuto l’impatto devastante di questa pressione senza precedenti sul sistema sanitario pubblico.

Tra le cause individuate vi sono errori nella prescrizione medica, la prudenza eccessiva dei nuovi medici di famiglia e problemi nell’assegnazione degli appuntamenti per i controlli specialistici.

Interventi per ridurre le liste d'attesa

Per affrontare questa sfida, la Regione ha adottato diverse misure, tra cui un maggiore coinvolgimento del settore privato convenzionato e l’implementazione dell’attività aggiuntiva del personale sanitario attraverso l’uso del superstraordinario.

È stato anche avviato il progetto sperimentale ‘Clessidra‘, che prevede incentivi finanziari per i medici che effettuano visite aggiuntive.

Criticità nelle visite specialistiche e negli esami

Soprattutto le visite specialistiche in discipline come urologia, otorinolaringoiatria, dermatologia e pneumologia stanno subendo le maggiori difficoltà.

Gli esami più problematici in termini di tempi d’attesa sono la spirometria e l’elettromiografia.

Il richiamo della Corte dei Conti

La situazione è così grave che persino la Corte dei Conti ha dovuto intervenire.

Attraverso un documento di cento pagine inviato alla Regione nel gennaio dell’anno precedente, i magistrati contabili hanno richiesto un intervento urgente per affrontare il problema delle liste d’attesa e gestire in modo più efficace il sistema preliste.

Risposta della Regione e prospettive future

Nonostante gli sforzi e le controdeduzioni inviate alla Corte dei Conti, la situazione rimane critica.

La Regione è pronta ad adottare ulteriori misure se il numero delle richieste continuerà ad aumentare, ma la sfida resta immensa e richiederà un impegno costante e sistematico per trovare soluzioni durature.

Fonte:

Nel 2023, il 42% degli italiani a basso reddito ha dovuto rinunciare alle cure

Il Rapporto “Ospedali & Salute” del 2023 evidenzia che il 42% dei pazienti a basso reddito rinuncia alle cure sanitarie, aumentando con il reddito. Il 16,3% si sposta in altre regioni per cure, principalmente a causa delle lunghe liste d’attesa. Circa il 53,5% affronta tempi di attesa eccessivi

Difficoltà di accesso alle cure sanitarie

Nel 2023, il 42% dei pazienti con redditi più bassi, fino a 15mila euro, è stato costretto a procrastinare o a rinunciare alle cure sanitarie perché nell’impossibilità di accedere al Servizio sanitario nazionale e non potendo sostenere i costi della sanità a pagamento.

Questo emerge dal 21esimo Rapporto “Ospedali & Salute”, promosso da Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) e realizzato in collaborazione con il Censis.

La quota di chi è costretto a procrastinare o rinunciare alle cure diminuisce man mano che si sale nei livelli di reddito: il 32,6% dei redditi tra i 15mila e i 30mila euro, il 22,2% tra i 30mila e i 50mila euro e il 14,7% di quelli oltre i 50mila euro.

Impatto differenziato sulla ricchezza

L’indagine mette in luce anche un fenomeno preoccupante denominato “effetto erosivo” sulla ricchezza, il quale ovviamente colpisce in modo diverso le diverse classi di reddito.

Il 36,9% degli italiani ha rinunciato ad altre spese per sostenere quelle sanitarie, con percentuali più elevate tra i redditi bassi (50,4%) e medio-bassi (40,5%), e percentuali inferiori tra i redditi medio-alti (27,7%) e alti (22,6%).

Mobilità sanitaria e liste d'attesa

Secondo il Rapporto, nel corso degli ultimi 12 mesi, il 16,3% delle persone che hanno necessitato di cure sanitarie si è rivolto a un’altra regione, nell’ambito delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario, escludendo eventuali spostamenti per accedere a prestazioni in regime privatistico.

La motivazione principale di questa mobilità è stata l’eccessiva lunghezza delle liste d’attesa nella propria regione, che ha coinvolto il 31,6% dei migranti sanitari.

Spostamenti e motivazioni

Oltre al 16,3% di pazienti che si spostano in altre regioni, bisogna considerare anche il 19,3% di coloro che, pur rimanendo all’interno del Servizio sanitario regionale di competenza, devono percorrere più di 50 km per accedere alle cure necessarie.

Le motivazioni di questa mobilità regionale includono il desiderio di ottenere un servizio migliore (26,5%), la ricerca di una particolare tipologia di prestazione sanitaria (17,1%), la necessità di un secondo parere (8,7%), e la vicinanza delle strutture fuori regione per coloro che abitano in zone di confine (9,8%).

Tempi di attesa e accesso alle cure

Il Rapporto evidenzia che il 53,5% degli italiani ha dovuto affrontare tempi di attesa eccessivamente lunghi nel corso dell’anno, mentre il 37,4% segnala la presenza di liste d’attesa bloccate o chiuse, nonostante siano formalmente vietate.

Di conseguenza, su ogni 100 tentativi di prenotazione nel Servizio sanitario nazionale, solo il 60,6% delle prestazioni rimane nella Sanità pubblica, mentre il 34,9% si rivolge alla sanità a pagamento, suddiviso nel privato puro, nell’intramoenia, nel privato sociale e nelle polizze assicurative.

Ospedali inglesi tagliano operazioni, fallisce richiesta al governo da 1 miliardo di sterline

I ministri hanno allocato al Servizio Sanitario Nazionale inglese solo un decimo della somma richiesta, costringendo i leader del NHS a ridimensionare gli sforzi per affrontare la lista d’attesa ospedaliera che conta 7 milioni di pazienti.

Il Governo respinge la richiesta del NHS

Il governo ha preso una decisione significativa respingendo la richiesta di finanziamenti del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) per un miliardo di sterline, un gesto che avrà un impatto diretto sul numero di operazioni eseguite nei prossimi mesi.

Questa mossa solleva dubbi sulla possibilità di mantenere la promessa del cancelliere Rishi Sunak di ridurre le liste d’attesa del NHS, considerato uno dei suoi impegni chiave nei confronti degli elettori.

Complesse negoziazioni

Le complesse trattative tra l’NHS England, il Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale e il Tesoro hanno portato a una delusione per il sistema sanitario.

Mentre l’NHS England aveva sperato in un piano di salvataggio di almeno 1 miliardo di sterline di fondi veramente nuovi, è stata costretta a riciclare gran parte dei finanziamenti dal suo budget esistente.

Di questi, 800 milioni sono stati destinati agli enti locali del servizio sanitario nazionale per affrontare i crescenti deficit, che minacciano di raggiungere i 160 milioni di sterline in alcuni servizi.

La risposta decisa dell'NHS England

In risposta alla mancanza di finanziamenti, l’NHS England ha annunciato l’adozione di misure drastiche, tra cui un allentamento delle azioni per ridurre l’arretrato di 7,75 milioni di persone in attesa di cure ospedaliere.

Questo è il numero più alto mai registrato, e la riduzione degli obiettivi iniziali del 107% delle operazioni pianificate nel 2019-2020 al nuovo obiettivo del 103% solleva preoccupazioni sulla possibilità di mantenere la promessa di eliminare le attese superiori a 65 settimane entro la prossima primavera.

Critiche politiche e le lamentele dei leader sanitari

Le critiche politiche non si sono fatte attendere, con il ministro ombra della sanità, Wes Streeting, dichiarando che la promessa di Sunak di ridurre le liste d’attesa è ora compromessa.

Saffron Cordery di NHS Providers esprime profonda frustrazione per la mancanza di finanziamenti aggiuntivi da parte del Tesoro per affrontare le ricadute degli scioperi del personale sanitario.

Preoccupazioni per il futuro del NHS

Oltre alla riduzione delle operazioni, l’NHS England procederà ai tagli nella spesa pianificata per tecnologia e miglioramento delle strutture ospedaliere, cercando di liberare ulteriori 800 milioni di sterline.

Tuttavia, Matthew Taylor della Confederazione del Servizio Sanitario Nazionale avverte che questa cifra è chiaramente insufficiente per coprire i deficit imminenti nei 42 “sistemi di assistenza integrata” regionali del NHS.

Ottimismo cauto e tensioni crescenti

Sebbene ci sia un cauto ottimismo riguardo a un possibile accordo per porre fine agli scioperi dei consulenti, Sally Warren del King’s Fund avverte che gli 800 milioni di sterline potrebbero rivelarsi insufficienti se gli scioperi continuano.

La situazione è resa ancora più complessa dalla crescente tensione invernale nel servizio sanitario nazionale, con le elezioni generali nel Regno Unito che si avvicinano.

La difesa del governo

In risposta alle critiche, un portavoce del Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale sostiene che il governo sta sostenendo il NHS con finanziamenti record, mettendo a disposizione fino a 14,1 miliardi di sterline per affrontare l’arretrato causato dalla pandemia e ridurre le liste d’attesa.

Tuttavia, la mancanza di un miliardo di sterline richiesto solleva interrogativi sulla reale priorità del governo nei confronti del sistema sanitario nazionale.

Fonte

theguardian.com

Sanità pubblica, fiducia minata dalle lunghe liste d’attesa

In Italia, oltre il 50% delle persone attende mesi per visite ed esami medici, mentre il 60% esprime insoddisfazione riguardo agli ospedali del Sud, spingendosi verso strutture private

Crescente insoddisfazione nella sanità pubblica

Dopo il superamento dell’onda iniziale della pandemia di Covid-19, che ha messo in luce le sfide strutturali, come la carenza di posti letto in terapia intensiva, il sistema sanitario pubblico italiano sta vivendo un periodo di crescente sfiducia.

Questa tendenza ha spinto numerosi professionisti sanitari, inclusi medici e infermieri, a cercare opportunità di lavoro presso strutture sanitarie private o all’estero, generando preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema pubblico.

Il giudizio degli italiani sul SSN

Attualmente, più del 50% degli italiani non considera soddisfacente il servizio sanitario pubblico nel suo complesso, e quasi il 60% ritiene che si sia deteriorato negli ultimi quattro anni, rispetto al periodo precedente la pandemia.

La principale fonte di preoccupazione per gli italiani è l’organizzazione dei servizi pubblici, più che la qualità delle cure.

Il 47% degli intervistati ritiene che i servizi pubblici siano meno efficienti rispetto a quelli offerti dalle strutture private, mentre solo l’11% li ritiene superiori.

Il problema delle liste d'attesa

Le lunghe liste d’attesa rappresentano uno dei principali motivi di insoddisfazione.

Per le visite specialistiche, il 53% degli italiani deve attendere mesi prima di essere visitato, e un ulteriore 18% deve aspettare almeno un anno.

Per gli esami diagnostici, il 48% dei pazienti deve aspettare mesi, e il 12% deve attendere più di un anno prima di poter accedere ai servizi.

Solo l’8% degli italiani dichiara di essere soddisfatto dei tempi di attesa.

Disparità territoriali

La percezione della qualità dei servizi sanitari varia notevolmente in tutto il paese.

Solo il 14% degli italiani ritiene che l’offerta sanitaria pubblica sia uniformemente di alta qualità in tutte le regioni.

La maggioranza degli italiani (oltre il 60%) ritiene che la performance della sanità pubblica sia migliore nelle regioni settentrionali.

Rivalorizzazione della Sanità Pubblica

L’82% degli italiani condivide l’affermazione del Presidente della Repubblica Mattarella, che ha sottolineato l’importanza della sanità come un “patrimonio prezioso da difendere.”

Questo dimostra una crescente consapevolezza della necessità di rivalutare e rafforzare la sanità pubblica in Italia, non solo come un diritto costituzionale, ma come un elemento fondamentale per il benessere collettivo.

Gli italiani sperano che il governo attribuisca priorità alla rivalorizzazione e all’investimento nella sanità pubblica, riconoscendo la sua importanza vitale per la società nel suo complesso.

Una storia di disuguaglianza nell’accesso alle cure

Il signor Salvatore, pseudonimo per preservare la privacy, evidenzia gravi disuguaglianze nell’accesso alle cure mediche italiane, sollevando preoccupazioni riguardo al sistema sanitario e la necessità di riforme.

Una richiesta urgente

Il signor Salvatore aveva bisogno di prenotare una tomografia ottica su prescrizione del suo medico curante a causa di una condizione che richiedeva un intervento urgente in caso di peggioramento.

Tuttavia, quando ha contattato il call center del Friuli Venezia Giulia per prenotare la sua visita, si è trovato di fronte a una realtà sconcertante.

Call center

L’operatrice del call center gli ha comunicato che non era possibile programmare l’esame in nessuna delle strutture sanitarie nella provincia di Pordenone.

Inoltre, ha scoperto che se avesse optato per la provincia di Udine, avrebbe dovuto attendere fino al 2025.

Una notizia sconvolgente: due anni di attesa per un esame urgente.

La determinazione del signor Salvatore

Nonostante la delusione iniziale, il signor Salvatore non si è arreso.

Ha deciso di tentare un approccio diverso e ha chiamato nuovamente il numero, questa volta selezionando l’opzione per le prestazioni sanitarie in regime di libera professione.

La sorpresa è stata immediata.

L'alternativa a un prezzo

Invece di affrontare una lunga attesa, gli sono state offerte due date entro due giorni lavorativi.

Tuttavia, questa soluzione aveva un costo, come ha sottolineato il signor Salvatore.

La sua esperienza solleva un interrogativo fondamentale sull’equità nell’accesso alle cure mediche in Italia.

L'emergere di una tendenza preoccupante

La situazione del signor Salvatore non è un caso isolato.

Sempre più pazienti si rivolgono a centri sanitari privati per evitare le lunghe attese nel sistema pubblico.

Ciò solleva un importante interrogativo: sono le stesse strutture sanitarie pubbliche a creare una disparità di trattamento che penalizza i meno abbienti?

La denuncia alla Procura della Repubblica

Il signor Salvatore ha deciso di agire e ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica.

Nella sua denuncia, chiede dati oggettivi sulla frequenza di mancate calendarizzazioni per visite specialistiche o esami diagnostici e sui tempi di attesa nel regime pubblico rispetto a quello privato.

Inoltre, si domanda se esista un intervallo di tempo specifico tra le visite per i due regimi.

L'appello del signor Salvatore

Salvatore ha sottolineato che questa indagine potrebbe rivelare non solo una differenza significativa nei tempi di attesa tra i due regimi, ma anche una maggiore attenzione dedicata ai pazienti da parte delle strutture pubbliche per coloro che accedono tramite il regime di libera professione.

Questo solleva gravi preoccupazioni riguardo ai tempi così lunghi che impediscono ai pazienti di essere calendarizzati.

Le ramificazioni su tutta la popolazione

L’esperienza del signor Salvatore non è unica, ma riflette quella di milioni di italiani che, pur desiderando accedere alla sanità pubblica, si trovano costretti a optare per prestazioni in intramoenia a pagamento.

Questa disparità colpisce in particolare le fasce della popolazione con un reddito più basso.

Preoccupazioni sollevate da un rapporto dell'Agenas

Secondo un recente rapporto dell’Agenas, ben quattro medici su dieci impegnati in ambito ospedaliero svolgono attività medica privata al di fuori dell’orario di lavoro.

Questo solleva preoccupazioni sull’equilibrio tra le risorse dedicate all’attività privata e quelle alla sanità pubblica.

La necessità di una scelta libera

Il ricorso alle prestazioni intramoenia in regime di libera professione deve essere una scelta libera del cittadino e non una scorciatoia all’interno del sistema di cure o, peggio ancora, un tappabuchi per le lacune dell’assistenza pubblica.

Un appello alla riflessione

Questa situazione fa sorgere un’importante domanda: dove è finito lo spirito dei nostri Padri Costituenti quando hanno scritto l’articolo 32 della Costituzione?

È ora di riflettere seriamente sulla necessità di garantire un accesso equo e tempestivo alle cure mediche per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro condizione economica.

La salute e tutti i suoi costi

costi salute

Secondo un’indagine di Altroconsumo, nell’ultimo anno otto italiani su dieci hanno avuto problemi nel prenotare una visita o un esame con il nostro SSN.

 

La salute

La salute, si sa, è il bene più preziozo. Ma oltre che prezioso sta diventando anche molto costoso per il cittadino!

Pubblico o Privato

Quando si ha bisogno di una prestazione medica, da una semplice visita ad un esame diagnostico approfondito, il cittadino ricorre sempre più frequentemente a strutture private. E non per poca fiducia nel nostro servizio sanitario pubblico! Ma per il problema delle liste di attesa, che nel privato sono molto brevi, o nulle. Ma certo fanno aumentare i costi per la salute.

Indagine di Altroconsumo

Secondo l’indagine di Altroconsumo, nell’ultimo anno 8 italiani su 10 hanno avuto problemi nel prenotare una visita o un esame diagnostico in tempi brevi.

Una percentuale di circa 60/70%, non potendo attendere troppo, si è rivolto alla sanità privata, pagando la prestazione.

Purtroppo, il 5% di chi è in lista di attesa non si può permettere una visita in sanità privata, ed è costretto ad aspettare i tempi lunghi della sanità pubblica.

I costi nella sanità privata

I costi e le offerte in sanità privata variano da città a città, ma anche da struttura a struttura.

Milano è la città che offre la maggior varietà di prezzi. con una forbice dei prezzi che può arrivare a una differenza del 550%!

Palermo invece è la città più “economica”, e dove mediamente si spende meno per curarsi.

Dopo Milano, le città più care dove curarsi sono Torino, Roma e Firenze.

Le più convenienti, dopo Palermo, sono Genova, Padova e Napoli. 

Un esempio su tutti, la risonanza magnetica alla colonna vertebrale. A Milano si può arrivare a spendere più di 600 euro, anche se il prezzo medio è di 215 euro. A Palermo si può trovare anche a 51 euro.

Le Assicurazioni

Interessante notare che il welfare sanitario si sta diffondendo anche in Italia. Infatti l’80% delle strutture dell’indagine di Altroconsumo è convenzionata con assicurazioni o fondi sanitari.

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I pazienti non possono più aspettare

i pazienti non possono più aspettare

Un ulteriore rinvio che potrebbe minare il piano di recupero per il 2022 delle prestazioni sanitarie saltate in questi due anni di pandemia.

Nella Legge di Bilancio 2022, già approvata, sono stati stanziati 500 milioni di euro da destinare alle Regioni per il recupero delle liste di attesa .

Accesso ai fondi

Per accedere alla loro quota parte le Regioni avrebbero dovuto presentare al Ministero della Salute e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro il 31 gennaio 2022, un piano di recupero. Ma alcune Regioni hanno palesato difficoltà nella realizzazione entro il termine, ed il Ministero della Salute ha concesso una proroga al 24 febbraio.

Nonostante fosse chiaro da novembre la necessità della presentazione del piano da parte delle Regioni, solo alcune sono state in grado di rispettare il termine del 31 gennaio 2022.

  • Molise 
  • Valle d’Aosta
  • Sardegna
  • Liguria
  • Emilia Romagna
  • Provincia di Trento

 

Sospensione delle cure procrastinabili

Questa proroga per i piani di recupero delle prestazioni sospese arriva in un momento particolarmente difficile per i pazienti non covid.

Molte regioni, nel periodo che va da dicembre 2021 a febbraio 2022, hanno interrotto nuovamente le cure programmabili per far fronte, durante il nuovo picco, all’assistenza dei pazienti covid.

Da un’ indagine di Salutequità, alla data del 9 gennaio 2022, erano 17 le Regioni  che avevano applicato rinvii di interventi visite ed esami non urgenti.

I blocchi delle prestazioni avvenuti nei due anni di pandemia hanno accresciuto il fenomeno delle liste di attesa nella prevenzione e nelle cure programmate.

Prevenzione e diagnosi

I dati  diffusi dall’Osservatorio Nazionale Screening, in ambito prevenzione, per il periodo gennaio 2020 maggio 2021, evidenziano una netta riduzione rispetto al 2019.

Dei controlli:

  • per la cervice  – 35,6%
  • per la mammella  -28.5%
  • per il colon retto  -34,3%

e dei ritardi diagnostici per:

  • 3054 lesioni CIN2+
  • 3558 carcinomi mammari
  • 1376 carcinomi colorettali
  • 7763 adenomi avanzati del colon retto

Prestazioni rimandate da recuperare

Per le altre prestazioni rimandate, non essendoci una fonte univoca nazionale, risultano rilevanti i dati per  2021, diffusi sulla stampa, di alcune Regioni.

Ad esempio la Valle D’Aosta, che entro il 31 dicembre 2021 avrebbe dovuto recuperare 1.891 ricoveri elettivi e 11.394 prestazioni di specialistica ambulatoriale e la diagnostica. Invece per i primi il risultato raggiunto è stato di soli 474 (il 25%),  i restanti 1417  dovranno esserne riprogrammati nel 2022. Per la specialistica ambulatoriale e la diagnostica nel 2021 recuperate 4.692 su 11.394, le  restanti 6.702 prestazioni posticipate nel 2022.

In Umbria, secondo la Regione, dovranno trovare spazio 80.000 prestazioni da recuperare nel corso del 2022. 

La Toscana ha numeri più alti, circa 500.000 visite specialistiche e 36 mila interventi chirurgici da recuperare  nello stesso periodo

Tempistiche

É fondamentale che venga rispettata, da tutte le Regioni, la nuova scadenza del 24/02/2022 ed allo stesso tempo anche i Ministeri competenti dovranno essere rapidi nel controllo formale e sostanziale  dei piani.

Considerando che i primi 2 mesi del 2022 sono già trascorsi e quindi il tempo a disposizione è passato da  da 12 a 10 mesi, che potrebbe ancora ridursi con l’eventualità di un nuovo picco dei contagi in autunno, questa finestra sarà sufficiente per il totale recupero ?

Conclusioni

Per concludere un estratto dell’editoriale di Tonino Aceti, Presidente di Salutequità

“Finanziare le misure di recupero non è più sufficiente, bisogna garantire una governance che permetta di centrare velocemente l’obiettivo e di cambiare concretamente lo stato delle cose per i cittadini.

Per questo, si potrebbe applicare al tema del recupero delle liste di attesa il modello utilizzato per le vaccinazioni Covid: sviluppare un cruscotto pubblico per rendere trasparente l’andamento dell’attività di recupero delle liste di attesa e dell’utilizzo delle risorse stanziate da parte delle Regioni.

Così, in modo trasparente, i cittadini potranno farsi velocemente un’idea di come le Istituzioni stiano lavorando per l’esigibilità del loro Diritto alla Salute.

Tutto questo, nella consapevolezza che la vera sfida da vincere è quella di “superare la strategia del recupero delle prestazioni mancate”, attraverso la definizione e l’implementazione di un modello organizzativo del SSN, in particolare della rete ospedaliera, in grado di garantire sempre e per tutti i pazienti la continuità delle cure, senza più alcuna sospensione nei prossimi picchi di contagio.

In caso contrario, chi potrà mettere mano al portafoglio riuscirà ad accedere alle cure in privato, chi non potrà sarà costretto a rimandare o a rinunciare.”

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