Riduzione degli interventi chirurgici

nuova riduzione degli interventi chirurgici

Nuova riduzione degli interventi chirurgici, con la pandemia che corre non è un fulmine a ciel sereno. Per recuperare nel post covid ci sarà bisogno di pensare fuori dai soliti schemi.

La nuova ondata pandemica

Un momento di riflessione è d’obbligo in questo periodo di ritorno di una pandemia che speravamo in regressione.

Un problema molto grosso che sta prendendo nuovamente piede è l’ennesimo blocco delle operazioni che vengono rinviate, con la possibilità di vedere ancora slittare la data di interventi che sono bloccati dal 2020. 

Se all’inizio della pandemia questo fenomeno era comprensibile, ora una nuova riduzione degli interventi chirurgici diventa per tutti difficoltoso da accettare.

Ma vediamo insieme le motivazioni, e soprattutto perché diventa così difficile procedere alla regolare realizzazione di un intervento.

Nuova riduzione degli interventi chirurgici, ecco il perché

Un periodo di ritorno a un aumento di ricoveri e il personale sanitario che inizia a non essere abbastanza.

Sono molti i medici ed infermieri che sono risultati positivi in questo periodo, e quindi come tutti devono effettuare una quarantena fino a completa negativizzazione.

Ecco che il primo problema che si pone è la carenza di personale.

Se poi contiamo anche un notevole aumento di ricoverati per problemi legati al virus in circolazione, a questo punto si arriva a comprendere che sia necessario andare a fermare alcune delle attività che normalmente si svolgono negli ospedali.

Ecco perché è in programma una nuova riduzione degli interventi chirurgici.

Per poter fare in modo che personale e sale operatorie siano disponibili per affrontare al meglio questa nuova emergenza sanitaria.

Anche la parte relativa a tamponi per la gestione del monitoraggio ospedaliero di persone positive e la somministrazione dei vaccini vede molto personale al lavoro.

È stato chiesto a molti medici vicini alla pensione di posticiparla. E anche molti studenti universitari si sono proposti per scendere in campo durante l’emergenza.

Purtroppo, nel momento dei picchi della malattia, diventa tutto difficile da gestire e si arriva a decisioni estreme come anche quello di ridurre gli interventi chirurgici.

Nuove riduzioni degli interventi chirurgici, a quando il recupero

Non è facile rispondere a questa domanda, perché non è possibile comprendere l’andamento della pandemia. Quindi in un ipotetico progredire dei contagi si avranno ancora molte settimane di fermo per le persone e quindi si dovrà calcolare uno slittare ancora molto lungo.

Dal 2020, anno in cui è iniziata la pandemia, si è fermato il sistema sanitario, con un totale fermo di operazioni che si potevano recuperare in un secondo tempo.

Gli stessi chirurghi avevano chiesto ai pazienti di collaborare e che presto tutto sarebbe tornato alla normalità per poter ottenere un numero migliore di quelli che sono i dati attuali.

Purtroppo, dobbiamo andare a guardare dei dati che non ci piacciono per nulla.

Neanche il numero completo degli interventi chirurgici della prima ondata di pandemia è stato recuperato, questo vuol dire che vi sarà un ulteriore incremento di attesa, e molti sono i pazienti che si sentono catalogati di serie B.

Inoltre, alcuni ospedali stanno chiudendo nuovamente reparti per accogliere malati di Covid. Anche le degenze non vengono garantite e le persone tornano a preoccuparsi.

Naturalmente per i malati gravi e interventi inderogabili il servizio chirurgico è sempre attivo e presente.

Nuove riduzioni degli interventi chirurgici, soluzioni possibili

Sono molte oramai le richieste di aiuto e le grida di allarme da parte degli ospedali e delle associazioni dei chirurghi in Italia.

È di pochi giorni fa l’intervento del Dottor Scatizzi, presidente dell’ACOI (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), che ha dichiarato che “Solo con più personale e risorse in un anno possiamo recuperare il 70% degli interventi, l’altro 30% da smaltire nel 2023”.              Sempre la stessa proposta applicabile in tempi biblici per la mancanza di capitale umano causato dal sistema formativo e post – formativo dei medici.

Serve un’altra soluzione immediatamente attuabile.

La soluzione nascosta

Questa possibilità c’è, ed è “nascosta” in una Direttiva dell’Unione Europea.

È proprio ora il momento storico per sottolineare quanto sia utile far parte dell’Unione Europea.

Quella che era nata come un’unione puramente economica nel tempo è attiva in numerosi settori diversi, fra i quali salute.

La tessera europea di assicurazione malattia aiuta i viaggiatori ad avere accesso alle cure in caso di malattia durante una permanenza temporanea in un altro Stato membro dell’UE, mentre la direttiva europea sull’assistenza sanitaria transfrontaliera sancisce i diritti dei cittadini che decidano di recarsi in un altro paese dell’UE per ricevere cure mediche.

Proprio la Direttiva EU/2011/24 sulla sanità transfrontaliera potrebbe essere la soluzione, immediatamente attuabile, più vicina al problema, ma talmente fuori dagli schemi ai quali siamo abituati che non riusciamo a vederla!!

Per saperne di più

 contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

Liste di attesa

listedi attesa

La liste di attesa nascono quando il numero di prestazioni erogabili è inferiore al numero di prestazioni richieste.

Liste di attesa, la genesi

Il Servizio Sanitario Nazionale è riuscito a soddisfare la richiesta fino al 2011 nonostante la domanda crescesse del 2,5% annuo.

In seguito, scelte politiche di sostenibilità hanno bloccato l’ incremento al finanziamento per il SSN e la crescita degli organici delle strutture sanitarie.

Si sono così congelate le prestazioni erogabili, mentre la richiesta è continuata ad aumentare creando liste di attesa con tempi sempre più lunghi.

Costringendo una parte dei pazienti ad accedere alle prestazioni pagandole di tasca propria o addirittura a rinunciare alle cure prescritte

Quando è arrivato il Covid-19, le liste di attesa nelle strutture sanitarie pubbliche o private accreditate erano oltre i limiti del Piano Nazionale Governo della Liste di Attesa (PNGLA)

Come il Covid ha quasi azzerato gli interventi ortopedici

La pandemia che il Covid ha scatenato ha coinvolto pressoché ogni ambito della vita civile.

A partire da quello sanitario, fino ad arrivare a quello economico, passando per ogni attività umana che fino al giorno prima era totale routine. E da un giorno all’altro si è tramutata in un piacevole ricordo di un mondo perduto.

Ma è soprattutto l’ambito medico che ovviamente ne ha risentito di più.

Migliaia e migliaia di cittadini sono stati fin da subito colpiti dai sintomi del Covid ed hanno preso d’assalto gli ospedali, dalle aree mediche fino alle terapie intensive, saturandole.

Proprio da qui sono scaturiti i maggiori problemi.

È apparso evidente che il sistema sanitario, benché abbastanza solido, soprattutto a confronto con quello di altri paesi, non era pronto ad affrontare una situazione del genere, che nemmeno il romanziere più catastrofista avrebbe immaginato.

Tuttavia, durante il dilagare della pandemia, le altre patologie non si sono fermate.

Purtroppo, si sono dovute fermare, per evidenti ragioni di priorità, le cure che le riguardavano.

Uno dei settori più colpiti da questa circostanza è stata la chirurgia ortopedica e gli impianti di protesi.

Numeri e conseguenze

Ogni anno, in Italia, sono oltre 220.000 gli interventi che riguardano impianto di protesi.

I numeri del 2020 sono impietosi al confronto.

Gli interventi portati a termini sono stati circa 70.000.

Cosa ci dice questo?

Questo dato indica che la differenza tra la media annuale e gli interventi effettivamente compiuti dovrà essere smaltita nel prossimo futuro.

Per fare un conteggio approssimativo, significa che nel solo 2022 dovranno essere eseguiti oltre 400.000 interventi di questo tipo.

Tuttavia, questo dato è sicuramente conteggiato al ribasso.

Infatti, la popolazione italiana diventa sempre più anziana e questo va ad incidere molto sul numero di prestazioni ortopediche richieste, il che ci dice che il numero sarà ancora maggiore.

Situazione attuale

La situazione odierna è di difficile interpretazione. Lo comunica anche il presidente della Siot (Società italiana ortopedia e traumatologia) Tranquilli Leali, che non si sbilancia sulle previsioni per il futuro.

La Siot è stata da subito in prima linea nel continuare a garantire le prestazioni sanitarie, anche se con molte difficoltà date dalla crisi epidemica in corso.

Soprattutto gli interventi in sala operatoria sono stati drasticamente ridotti per carenza di medici anestesisti, impegnati quasi a pieno organico nei reparti di terapia intensiva Covid, e per le normative legate alla pandemia che non consentono l’uso a pieno regime delle sale operatorie.

Questo vuol dire che per smaltire questi numeri ancora in crescita ci vorranno quattro, cinque anni.

Tempi disumani per chi è in attesa di una protesi.

Infatti, questo aspetto è legato a doppio filo ad un altro, anch’esso estremamente negativo, quello psicologico.

“Una persona che deve sottoporsi ad un intervento di sostituzione di un’articolazione lo fa perché quella articolazione non l’aiuta più, forse la persona ha difficoltà anche a spostarsi in casa, dal bagno alla cucina, alla sala da pranzo. O se esce, difficilmente farà più di 100 metri, certamente non potrà fare attività fisica, è gravemente invalida dal punto di vista fisico”

Come uscirne

Per evitare di essere travolti da questo fenomeno, come un fiume in piena, l’opportunità che l’Unione Europea ci ha messo a disposizione già da ben 10 anni potrebbe essere la soluzione.

Una cooperazione sanitaria tra gli stati UE, grazie alla sanità transfrontaliera.

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Autorizzazione all’esercizio della professione medica in Romania

Laurea e specializzazione in Europa

Sono tanti i medici e i professionisti della salute che ci seguono su LinkedIn, il social network dedicato alle opportunità professionali. Per noi si tratta di un traguardo importante, soprattutto perché significa che sempre più persone ormai conoscono l’esistenza della sanità transfrontaliera. È un’opportunità imprescindibile in questo momento, in cui le liste d’attesa in Italia per gli interventi chirurgici programmati sono in gran parte bloccate.

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Grazie! Ai 1000 professionisti che ci seguono su LinkedIn

grazie ai 1000 professionisti che ci seguono su Linkedin

Sono tanti i medici e i professionisti della salute che ci seguono su LinkedIn, il social network dedicato alle opportunità professionali. Per noi si tratta di un traguardo importante, soprattutto perché significa che sempre più persone ormai conoscono l’esistenza della sanità transfrontaliera. È un’opportunità imprescindibile in questo momento, in cui le liste d’attesa in Italia per gli interventi chirurgici programmati sono in gran parte bloccate.

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Liste d’attesa. Anche se il lockdown è finito, continueranno ad aumentare

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Possibile recuperare i ritardi accumulati nella sanità durante i mesi di lockdown? Difficile, dato che le nuove misure di prevenzione anti-Covid comportano inevitabilmente una riduzione della capienza delle strutture e della quantità delle prestazioni erogabili, sia per quanto riguarda le attività ambulatoriali, sia per quanto riguarda interventi e ricoveri.

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