Liste di Attesa quali sono i ritardi in Italia

Un’analisi del problema delle liste di attesa in Italia non solo generale, ma analizzando le problematiche Regione per Regione.

La nostra Sanità continua ad essere alle prese con le liste di Attesa, come evidenziato dai vari studi di settore che abbiamo pubblicato ultimamente nei nostri articoli.

Liste di Attesa

In Italia, i tempi medi per una visita sono purtroppo molto lunghi. Come indicato nel Rapporto civico sulla Salute 2022 di Cittadinanzattiva, appena pubblicato, per esemio per una TAC l’attesa è in media di 12 mesi!

Ci sono Regioni più virtuose ed altre meno, ma purtroppo la situazione generale non è delle più rosee.

Vediamo alcune Regioni in dettaglio.

Emilia Romagna-oltre un anno per smaltire i ritardi

In un’intervista al Resto del Carlino, il direttore generale dell’Irccs Sant’Orsola di Bologna, Chiara Gibertoni, ha dichiarato che il Policlinico ha ripreso a pieno ritmo con gli interventi chirurgici. Purtroppo però, per poter recuperare i ritardi “impegno sarà non lungo quanto la pandemai, 24 mesi; ma sarà un percorso che impegnerà anche l’anno futuro“.

Altro problema non indifferente riguarda i ritardi accumulati nella diagnosi precoce. Molti cittadini hanno abbandonato l’abitudine degli screening, ma nei prossimi mesi sarà necessario riprendere questa attività a pieno ritmo, e cercare di recupeare i tempi lunghi lasciati in eredità dal Covid.

Abruzzo-Liste di attesa oltre 12 mesi

Dalle ultime rilevazioni sui tempi e liste di attesa, dell’aprile 2022, la Asl di Pescara non ottiene un buon risultato.

I tempi medi sono lunghi, ma soprattutto per la classe di priorità “programmata” la situazione è difficile. Infatti il cittadino per poter svolgere una prima visita di chirugia endocrinologa, per esempio, deve attendere una media di 323 giorni!

Per una prima visita oncologica il tempo “si riduce” a 235 giorni, per una visita dermatologica a 217 giorni.

Si deduce che la Asl di Pescara può garantire solo tra il 20% ed il 40% del totale delle prestazioni chieste dai cittadini.

Purtroppo questo porta molti cittadini a rinunciare alle cure. Oppure a rivolgersi a strutture fuori Regione, innescando per la Asl il meccanismo di mobilità passiva.

Friuli Venezia Giulia-Liste di attesa oltre 12 mesi e carenza personale

In soli due mesi, l’associazione Diritti del Malato ha raccolto circa cinquanta denunce. 

Due anni di restrizioni da Covid hanno rallentanto l’attività di routine della Asl di Udine, che aveva già una situazione difficile.

La presidente dell’Associazione Diritti del Malato, Anna Agrizzi, monitora la situazione.

Delle oltre 50 denunce e segnalazioni, circa 20 sono state fatte diventare veri e propri reclami. Che l’associazione ha poi inviato alle strutture sanitarie coinvolte.

Conclusioni

Purtroppo, nonstante il Pngla (Piano nazionale di governo delle liste di attesa), le Regioni e le Asl fanno ancora molta fatica a superare il problema dei tempi di attesa nei confronti dei cittadini.

Per saperne di più

Contattaci a info@sef.care o visita il ns sito www.sef.care per avere informazioni sulle soluzioni alle Liste di attesa.

Liste di Attesa e il falso meccanismo di controllo

Liste di Attesa e il falso meccanismo di controllo

Esistono dei tempi certi che il SSN dovrebbe garantire sulle sue prestazioni per evitare liste di attesa.

Il nostro Sistema Sanitario nazionale deve (o dovrebbe) garantire le prestazioni entro determinate tempistiche. 72 ore se la prestazione è urgente, 10 giorni se ha il codice “breve”, 30 giorni per una visita e 60 giorni per un esame se è differibile. 120 gg invece solo nel caso siano programmati.

PNGLA

Nel febbraio del 2019 è stato pubblicato il Pngla (Piano nazionale di governo delle liste di attesa).

Il Piano avrebbe dovuto aiutare ad assicurare al cittadino tempi certi per le prenotazioni delle prestazioni mediche. Questo anche per garantire il diritto alla salute, come da Art. 32 della nostra costituzione.

Oltre ai tempi sopra citati, sono stati fissati i tempi massimi per i ricoveri.

  • 30 gg per i casi clinici che possono aggravarsi rapidamente (A)
  • 60 gg con dolore intenso o grave disfunzione (B)
  • 180 gg con dolore minimo (C)
  • 12 mesi se non c’è dolore od urgenza (D).

Meccanismo di controllo

Per monitorare e tenere sotto controllo la situazione, la legge indica anche l’obbligo per le Regioni di pubblicare i dati sui tempi di attesa. Uno strumento di controllo all’insegna della trasparenza per i cittadini. Devono essere resi noti i tempi di attesa per le prime visite specialistiche di 14 prestazioni e per 65 esami diagnostici.

Come però evidenziato dallo studio di Dataroom,  il meccanismo di controllo non funziona!

In alcune regioni, per esempio, viene dichiarato il tempo medio di una risonanza magnetica in 69 giorni. Ma non viene specificato se è una prestazione da garantire subito, entro 10 giorni, o entro 30/60!

Vengono così inseriti tempi di attesa, ma non vengono considerati i codici di priorità.

Oltretutto, non sappiamo se il tempo indicato è «in previsione» (ossia indico oggi quello che è il tempo di attesa previsto) oppure è «a posteriori» (ossia indico quello che in realtà c’è stato da attendere).

Ci sono Regioni che pubblicano i dati solo di alcune Aziende Sanitarie (le migliori, forse?),  falsando i risultati. 
In ben 17 Regioni, poi, si rilevano meno visite ed esami di quelli indicati dal Pngla .

Risultati

Se quindi ci soffermiamo ai dati pubblicati dalle Regioni, sembra che non ci siano problemi sulle liste di attesa.

Ma la realtà è ben diversa! Considerando che, purtroppo, ancora stiamo scontando l’effetto pandemia.

In Italia, per una TAC l’attesa è in media di 12 mesi, come indicato nel Rapporto civico sulla Salute 2022 di Cittadinanzattiva, appena pubblicato.

Per un intervento oncologico i tempi sono di 180 gg, sempre secondo Cittadinanzattiva. Mentre dai dati pubblicati dalle Regioni risultano in media  39 giorni nel 2019 e 23 nel 2020!

Conclusioni

Il Pngla, purtroppo, prevede degli obblighi ben definiti, come il numero di prestazioni da monitorare, MA non prevede sanzioni. Resta quindi compito del cittadino stesso o di associazioni private esterne al SSN di cercare una soluzione al problema delle liste di attesa!

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Rapporto civico sulla Salute 2022

rapporto civico

E’ stato pubblicato e presentato il “Rapporto civico sulla Salute 2022. I diritti dei cittadini ed il federalismo in Sanità”, di Cittadinanzattiva.

Cittadinanzattiva ha presentato con una diretta Zoom lo scorso 5 maggio il suo ultimo rapporto sulla Salute per il 2022.

Rapporto civico Salute

 Il Rapporto di quest’anno si presenta in una veste nuova, diversa da quelle degli anni passati.

Infatti vengono fornite due analisi sulla Sanità vista dai cittadini.

Una segue le 13.748 segnalazioni che sono arrivate a Cittadinanzattiva ed al tribunale del malato, in tutto il 2021.

La seconda cerca di analizzare da un punto di vista civico il federalismo sanitario. Questo per cercare di descrivere le organizzazioni e amministrazioni a livello regionale, e la loro capacità di fornire risposte ai cittadini.

Risultati del Rapporto

I risultati non sono certo confortanti!

Quasi due anni di attesa per una mammografia, un anno per una ecografia o una TAC.

Lo stesso anche per quanto riguarda la chirurgia. Un anno per una intervento ortopedico per esempio!

E così nel 2021 più di un cittadino su dieci è stato costretto al rinunciare alle cure.

E purtroppo anche gli screening oncologici sono coinvolti. In ritardo su oltre la metà delle Regioni.

Cittadinanzattiva

Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, ha così commentato l’attuale situazione.
“Durante la pandemia abbiamo fatto i conti con una assistenza sanitaria che, depauperata di risorse umane ed economiche, si è dovuta concentrare sull’emergenza, costringendo nel contempo le persone a “rinunciare” a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie. Ancora oggi abbiamo la necessità di recuperare milioni di prestazioni e i cittadini devono essere messi nella condizione di tornare a curarsi”. “Allo stesso tempo la pandemia ha evidenziato anche alcune priorità di intervento, prima fra tutte quella relativa alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, oggetto di riforma con il PNRR e di acceso dibattito. Tuttavia, occorrerà una lettura attenta dei contesti territoriali, individuando percorsi e non solo luoghi che favoriscano servizi più accessibili e prossimi ai cittadini, puntando molto sulla domiciliarità come luogo privilegiato delle cure, per avere maggiore attenzione alla qualità della vita. La carenza di servizi, la distanza dai luoghi di cura, tipica di alcune aree del paese, come pure la complessità delle aree urbane e metropolitane impongono un’innovazione dei modelli organizzativi sanitari territoriali”.

Conclusioni

Il problema delle liste di attesa non riesce a trovare una fine! Servono sinergie e collaborazione da parte delle istituzioni, del SSN, e delle iniziative della sanità privata.

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Liste di Attesa: bisogno da latente a palese

Il problema delle Liste di Attesa coinvolge tutti i cittadini, se non ora, lo ha fatto in passato o lo farà in futuro.

Tutti noi abbiamo avuto difficoltà quando abbiamo dovuto prenotare un controllo medico, o abbiamo un amico/parente che attende da mesi di sottoporsi ad un determinato intervento chirurgico. Ed arriva il momento in cui il problema da latente diventa palese!

Liste di Attesa

Le liste di attesa sono sempre state un problema “nascosto” per il cittadino. Si era a conoscenza della loro esistenza, ma fino a che non si era coinvolti direttamente in un problema di salute  sembrava un problema lontanto.

Con l’arrivo del Covid e della pandemia il problema è però salito alle cronache dei giornali, visto il forte impatto che il Covid ha avuto salla Sanità e sulle sue prestazioni.

Ed è diventato un tema di dibattito pubblico, del quale molto si discute, ma per il quale poche soluzioni vengono trovate.

 

Sanità pubblica, sanità privata, o.....

Il cittadino di solito ha in mente due soluzioni al suo problema di salute.

Curarsi attraverso il SSN aspettando tempi
biblici, oppure ricorrere alla sanità privata.

In pochissimi sono a conoscenza della possibilità delle cure in un altro paese dell’Unione e del relativo rimborso, grazie alla Sanità Transfrontaliera. 

Potremmo definirla, come si usa oggi, una scarsa Alfabetizzazione Sanitaria (Health Literacy).

Tenendo conto delle richieste che ci sono pervenute, la pubblicazione dell’articolo di SEF su La Repubblica ha confermato infatti l’esigenza di trovare nuove vie di accesso alle cure, una scarsa conoscenza delle possibilità che attualmente ci sono, e delle considerazioni interessanti che stiamo valutando.

SEF - Surgical European Facilitator

Surgical European Facilitator offre al cittadino la possibilità di trovare la soluzione migliore, che non è necessariamente all’estero, attraverso la sua rete, in costante crescita, di chirurghi italiani e stranieri, di cliniche in Europa. Il tutto supportato dal suo applicativo.

E’ possibile infatti chiedere un consulto ad uno dei nostri specialisti in Telemedicina.

E’ possibile programmare l’ intervento in una clinica europea o in Italia.

Se la tipologia dell’operazione lo permette, è possibile richiedere il rimborso al SSN delle spese per l’intervento effettuato all’estero.

Tutto questo tramite l’applicativo di SEF, che, oltre a semplificare le domande di autorizzazione e rimborso secondo la normativa ed una comunicazione costante con lo specialista prescelto, permette:

  • Visite online a distanza con gli specialisti
  • Consulti per una Second Opinion
  • Valutazioni di referti di esami con visualizzatore di immagini DICOM, certificato Dispositivo Medico CE.

SEF offre un videocollegamento di qualità grazie all’uso dell’applicazione Zoom for Healthcare. 

Garantisce il rispetto della privacy e la protezione dei dati personali e sensibili usando tecnologie certificate per l’applicazione medica.

Conclusioni

Il problema delle liste di attesa per SEF si è trasformato in un’opportunità. Riuscire a creare una rete globale europea a disposizione dei cittadini e della loro salute!

Per saperne di più

Contattaci a info@sef.care o visita il ns sito www.sef.care per avere informazioni sulla sanità transfrontaliera, senza alcun impegno!

Auguri di Buona Pasqua

buona pasqua

Tanti Auguri di Buona Pasqua 

Per Pasqua  il nostro pensiero va a chi è in attesa di un intervento chirurgico programmato da molto tempo

Perché Surgical European Facilitator (SEF)

SEF nasce per aiutare chi    è in difficoltà nel dover aspettare le lunghe liste di attesa per effettuare un intervento chirurgico programmato.

La Sanità Transfrontaliera un'alternativa interessante

La La Direttiva 2011/24/EU del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 Marzo 2011 recepita dall’Italia con il DECRETO LEGISLATIVO 4 marzo 2014, n. 38  codifica molti anni di giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di diritti dei pazienti.

I principi fondamentali sono:

  •  Nel caso un paziente abbia diritto ad una cura nello Stato membro di affiliazione, lo stesso
    paziente ha diritto al rimborso per quella cura laddove prestata in un altro Stato membro (sia che il
    trattamento sia stato programmato o meno).
  • Il livello del rimborso è pari al costo del trattamento nello Stato membro di affiliazione.
  • Per alcuni trattamenti (cure che comportano il ricovero; trattamenti altamente specializzati e
    costosi) gli Stati membri possono prevedere che il paziente richieda un’autorizzazione preventiva.
  •  L’autorizzazione non può essere rifiutata se la cura in questione non può essere prestata al paziente entro un termine giustificabile dal punto di vista clinico.

Che cosa stiamo facendo

Dal 2018 con il nostro Comitato scientifico stiamo lavorando ad una soluzione per il problema delle liste di attesa sia a livello giuridico che pratico. 

Il nostro attuale network ci permette di poter accedere a qualsiasi struttura europea, scelta dal paziente, occupandoci della parte burocratica per la richiesta di autorizzaione e rimborso.

Abbiamo accordi di collaborazione con alcune importanti cliniche in alcuni paesi europei con le quali abbiamo un rapporto preferenziale.

Stiamo coinvolgendo Specialisti italiani molto sensibili ai problemi dei pazienti che impossibilitati ad operarli in Italia a causa degli scarsi spazi si sono resi diponibili ad organizzare sedute operatorie presso le cliniche partner all’estero.

Vademecum ed informazioni

Le lunghe attese per gli interventi chirurgici programmati erano già un problema, la sospensione delle attività chirurgiche a causa della pandemia ha peggiorato la situazione.

Per questo abbiamo deciso, seguendo le linee guida della Commissione Europea di pubblicare un Vademecum,Vademecum assistenza sanitaria transfrontaliera scaricabile qui  contenente informazioni, copie delle domande di autorizzazione e rimborso relative al diritto all’assistenza sanitaria transfrontaliera e ci rendiamo disponibili, senza nessun impegno da parte vostra, per qualsiasi altra informazione a riguardo  

Per saperne di più senza impegno

Contattaci a info@sef.care o visita il ns sito www.sef.care per avere informazioni sulla sanità transfrontaliera.

Essere cittadini europei

essere cittadini europei

L’invasione Russa in Ucraina deve farci riflettere !

Come cittadini europei godiamo di vantaggi che diamo ormai per scontati. Da circa settant’anni l’Unione Europea (già CEE) non conosce conflitti armati. Facciamo parte della maggiore economia del mondo e siamo liberi di vivere e viaggiare in altri paesi dell’Unione.

Unione europea

L’Unione Europa rappresenta un organismo sui generis, a cavallo tra una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d’America) e un’organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite).

A differenza delle federazioni, nell’Unione Europea viene usato  concetto di “membro”. Termine che implica la volontà di voler far parte del “club europeo”.

Regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri

I trattati che hanno dato vita all’Unione istituiscono per gli Stati membri vincoli giuridici che vanno molto oltre le normali relazioni contrattuali esistenti fra Stati sovrani. Attribuiscono alle istituzioni dell’organizzazione il potere di prendere decisioni vincolanti per tutti gli Stati attraverso regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri, che regolano molti aspetti della vita dei cittadini europei.

Cittadini europei e cittadinanza europea

I vantaggi che derivano dalla cittadinanza europea sono tanti ma, come spesso accade, ci dimentichiamo delle garanzie che ci vengono riconosciute.

L’Unione Europea riconosce infatti veri e propri diritti per i cittadini connessi alla cittadinanza UE.

Libera circolazione delle merci, dei servizi e dei capitali nell’UE

libera circolazione

Grazie al mercato unico, nell’Unione possono circolare liberamente le persone, ma anche le merci, i servizi e i capitali.

Le imprese dell’UE possono operare in più paesi e competere sui mercati mondiali.

Hanno accesso a 446 milioni di potenziali clienti sui mercati nazionali di tutti i paesi dell’UE.

Questo determina  una maggiore concorrenza con conseguente calo dei prezzi e una più vasta scelta di prodotti e servizi.

Sanità in tutto il territorio dell’UE

Come cittadini dell’ Unione Europea, se ci ammaliamo o subiamo un infortunio,  abbiamo diritto alle cure necessarie nell’ambito del sistema sanitario pubblico alle stesse condizioni dei cittadini residenti nel paese che ci ospita.

Dal 1 novembre 2004 questo è possibile con la Tessera Europea di Assicurazione e Malattia  (TEAM) che di fatto altro non è che il retro della Tessera sanitaria del paese di origine

sanità

Con la Direttiva 24/2011/UE l’Unione ha ampliato e rafforzato la cooperazione

Dando il diritto ai cittadini di poter sceglere di effettuare cure programmate anche presso centri privati in qualsiasi paese membro.

Ha istitutito la creazione delle Reti di Riferiremento Europee (ERN) per le malattie rare o complesse.

Formalizzato il riconoscimento delle prescrizioni rilasciate in un altro Stato membro necessarie a garantire la continuità della cura per medicinali o dispositivi medici disponibili nello Stato membro di affiliazione.

Puntando sullo sviluppo dell’ assistenza sanitaria online facilitando la cooperazione e lo scambio di informazioni tra gli Stati membri .

Viaggiare nell’UE è facile e sicuro

viaggiare

Viaggiare in Europa è molto più facile che in passato.

La maggioranza dei paesi dell’UE e alcuni paesi terzi hanno eliminato i controlli reciproci alle frontiere firmando l’accordo di Schengen, che prende il nome dall’omonima cittadina lussemburghese nella quale fu firmato nel 1985 il primo accordo per l’abolizione dei controlli alle frontiere.

Come cittadini europei, potete viaggiare nei 26 «paesi Schengen»: 22 paesi dell’UE (Austria, Belgio, Cechia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) e Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. L’Irlanda ha scelto di non fare parte dello spazio Schengen, mentre la Bulgaria, Cipro, la Croazia e la Romania non possono ancora aderirvi. Per viaggiare verso o da un paese non Schengen, dovrete esibire un passaporto o una carta di identità validi.

Possibilità di studiare, formarsi e lavorare in qualunque paese dell’UE

possibilità di studiare

Grazie all’UE, molti giovani si avvalgono della libertà di circolazione nei paesi dell’UE.

Come cittadini dell’Unione, avete il diritto di:

  • studiare e seguire corsi di formazione in qualunque paese dell’UE alle stesse condizioni dei cittadini di quel paese;
  • lavorare in qualunque paese dell’UE e sfruttare le opportunità offerte dal mercato del lavoro dell’Unione.

Professioni regolamentate e riconoscimento titoli

Professioni regolamentate

È un diritto fondamentale di ogni singolo cittadino europeo, riguardante il diritto alla libera circolazione nei paesi membri per lavorare o per cercare un impiego.

Poiché ogni Stato membro regola l’accesso alle professioni autonomamente all’interno del proprio territorio nazionale, con percorsi di studio e sistemi di abilitazione professionale che differiscono da paese a paese, le Istituzioni europee hanno introdotto norme che agevolano il reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali nell’UE. Le ha definite professioni regolamentate, professioni per cui la legge prescrive il possesso di determinati titoli (medico, odontoiatria, veterinario, farmacista, infermiere, ostetrico, architetto) e il superamento di prove di abilitazione professionale (ad esempio avvocato, commercialista, insegnante, fisioterapista, biologo, ingegnere e circa 800 altre tipologie).

L’esercizio di tali professioni è protetto dalla legge ed è consentito esclusivamente ai soggetti abilitati secondo la normativa specifica per la tipologia di professione regolamentata.

I titoli di formazione di medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, odontoiatra, veterinario, farmacista e architetto, essendo regolamentati in tutti i paesi membri, sono riconosciuti automaticamente (c.d. professioni a riconoscimento automatico).

Telecomunicazioni nell’UE, "Roaming like at home"

telecomunicazioni mobili

In un mondo iperconnesso vivere e viaggiare senza smartphone o tablet è quasi impossibile per questo l’Unione Europea ha regolamentato il mercato delle comunicazioni elettroniche permettendo ai cittadini europei di:

  • usufruire di servizi di telecomunicazioni fisse garantiti e di qualità ragionevole a prezzi accessibili, indipendentemente dal paese UE in cui vivete;
  • confrontare facilmente tutte le offerte di prezzo, in quanto gli operatori devono fornire informazioni trasparenti e aggiornate sui prezzi e sulle tariffe che praticano;
  • cambiare il vostro operatore di telecomunicazioni senza cambiare numero di telefono nel giro di un giorno;
  • utilizzare il vostro telefono ovunque nell’UE come a casa vostra.
  • Dal 2007 le tariffe di roaming sono diminuite di oltre il 90 %. Dal giugno 2017 il «roaming a tariffa nazionale», che prevede l’applicazione delle tariffe nazionali ai clienti che viaggiano in qualunque paese dell’UE, è ormai una realtà per tutti gli europei.

I diritti dei consumatori dell’UE

L’Unione Europea tutela la sicurezza dei consumatori e i loro diritti, stando al passo anche di settori in rapida evoluzione come il commercio elettronico, l’approvvigionamento energetico e i servizi finanziari.

Inoltre sostiene i centri europei dei consumatori, che offrono assistenza in caso di controversie transfrontaliere.

  • Ha messo in atto regole per garantire prodotti che rispettano standard accettabili e il diritto di ricorso in caso di problemi
  • Norme  in materia di marketing, contratti e pratiche commerciali sleali.
  • Diritti connessi al credito al consumo, inerenti all’informazione, al ripensamento e al rimborso anticipato .

La «garanzia per i giovani»

garanzia giovani

I giovani per l’UE sono una risorsa importante. L’UE quindi si impegna per Promuovere la partecipazione dei giovani alla vita democratica, ne sostiene l’impegno sociale e civico e punta a garantire che tutti i giovani dispongano delle risorse necessarie per prendere parte alla società in cui vivono con Iniziative a favore dell’occupazione giovanile. Come “garanzia giovani”, che  mira a garantire una transizione agevole dalla scuola al lavoro, a sostenere l’integrazione nel mercato del lavoro e a fare in modo che nessun giovane sia escluso.

Il sistema dovrebbe garantire che tutti i giovani di età inferiore a 25 anni ricevano un’offerta qualitativamente valida di:

  • lavoro
  • proseguimento degli studi
  • apprendistato o
  • tirocinio

entro quattro mesi dalla perdita del posto di lavoro o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale

Erasmus+

Erasmus +

Il programma Erasmus, (EuRopean Community Action Scheme for the Mobility of University Students), il cui nome deriva dall’ umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam che viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture, consente a uno studente universitario europeo di effettuare un periodo di studio in una università di un altro stato dell’UE  . 

Dal 2014, il programma ha assunto il nome di Erasmus+ Programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport.

Trascorrere del tempo in un altro paese per studiare, imparare e lavorare dovrebbe diventare la norma, così come l’essere in grado di parlare altre due lingue oltre alla propria lingua madre. 

Una moneta comune in 19 paesi dell’UE: l’euro

Euro

Dopo anni di preparazione il 1 giugno 1998 nasce la Banca Centrale Europea (BCE) che assieme alle banche centrali nazionali dei primi 11 Stati partecipanti (Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia) costituiscono l’Eurosistema.

Con l’ingresso della Grecia diventano 12 i paesi che dal 1 gennaio 2002 adottano la moneta unica dell’UE.

Passati 20 anni i paesi aderenti a BCE e Euro sono diventati 19 (si sono aggiunti Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia e Slovenia), rendendola la moneta di oltre 300 milioni di cittadini europei con i seguenti vantaggi:

  • la facilità con cui i prezzi possono essere confrontati tra paesi, che stimola la concorrenza tra le imprese, a vantaggio dei consumatori
  • la stabilità dei prezzi
  • la moneta comune rende più facile, meno costoso e più sicuro per le imprese, acquistare e vendere nell’area dell’euro e commerciare con il resto del mondo
  • una maggiore stabilità e crescita economica
  • mercati finanziari meglio integrati e quindi più efficienti
  • una maggiore influenza sull’economia globale
  • un segno tangibile dell’identità europea.

Per saperne di più

 Contattaci a info@sef.care o visita il ns sito www.sef.care per avere informazioni sulla sanità in EU.

I pazienti non possono più aspettare

i pazienti non possono più aspettare

Un ulteriore rinvio che potrebbe minare il piano di recupero per il 2022 delle prestazioni sanitarie saltate in questi due anni di pandemia.

Nella Legge di Bilancio 2022, già approvata, sono stati stanziati 500 milioni di euro da destinare alle Regioni per il recupero delle liste di attesa .

Accesso ai fondi

Per accedere alla loro quota parte le Regioni avrebbero dovuto presentare al Ministero della Salute e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro il 31 gennaio 2022, un piano di recupero. Ma alcune Regioni hanno palesato difficoltà nella realizzazione entro il termine, ed il Ministero della Salute ha concesso una proroga al 24 febbraio.

Nonostante fosse chiaro da novembre la necessità della presentazione del piano da parte delle Regioni, solo alcune sono state in grado di rispettare il termine del 31 gennaio 2022.

  • Molise 
  • Valle d’Aosta
  • Sardegna
  • Liguria
  • Emilia Romagna
  • Provincia di Trento

 

Sospensione delle cure procrastinabili

Questa proroga per i piani di recupero delle prestazioni sospese arriva in un momento particolarmente difficile per i pazienti non covid.

Molte regioni, nel periodo che va da dicembre 2021 a febbraio 2022, hanno interrotto nuovamente le cure programmabili per far fronte, durante il nuovo picco, all’assistenza dei pazienti covid.

Da un’ indagine di Salutequità, alla data del 9 gennaio 2022, erano 17 le Regioni  che avevano applicato rinvii di interventi visite ed esami non urgenti.

I blocchi delle prestazioni avvenuti nei due anni di pandemia hanno accresciuto il fenomeno delle liste di attesa nella prevenzione e nelle cure programmate.

Prevenzione e diagnosi

I dati  diffusi dall’Osservatorio Nazionale Screening, in ambito prevenzione, per il periodo gennaio 2020 maggio 2021, evidenziano una netta riduzione rispetto al 2019.

Dei controlli:

  • per la cervice  – 35,6%
  • per la mammella  -28.5%
  • per il colon retto  -34,3%

e dei ritardi diagnostici per:

  • 3054 lesioni CIN2+
  • 3558 carcinomi mammari
  • 1376 carcinomi colorettali
  • 7763 adenomi avanzati del colon retto

Prestazioni rimandate da recuperare

Per le altre prestazioni rimandate, non essendoci una fonte univoca nazionale, risultano rilevanti i dati per  2021, diffusi sulla stampa, di alcune Regioni.

Ad esempio la Valle D’Aosta, che entro il 31 dicembre 2021 avrebbe dovuto recuperare 1.891 ricoveri elettivi e 11.394 prestazioni di specialistica ambulatoriale e la diagnostica. Invece per i primi il risultato raggiunto è stato di soli 474 (il 25%),  i restanti 1417  dovranno esserne riprogrammati nel 2022. Per la specialistica ambulatoriale e la diagnostica nel 2021 recuperate 4.692 su 11.394, le  restanti 6.702 prestazioni posticipate nel 2022.

In Umbria, secondo la Regione, dovranno trovare spazio 80.000 prestazioni da recuperare nel corso del 2022. 

La Toscana ha numeri più alti, circa 500.000 visite specialistiche e 36 mila interventi chirurgici da recuperare  nello stesso periodo

Tempistiche

É fondamentale che venga rispettata, da tutte le Regioni, la nuova scadenza del 24/02/2022 ed allo stesso tempo anche i Ministeri competenti dovranno essere rapidi nel controllo formale e sostanziale  dei piani.

Considerando che i primi 2 mesi del 2022 sono già trascorsi e quindi il tempo a disposizione è passato da  da 12 a 10 mesi, che potrebbe ancora ridursi con l’eventualità di un nuovo picco dei contagi in autunno, questa finestra sarà sufficiente per il totale recupero ?

Conclusioni

Per concludere un estratto dell’editoriale di Tonino Aceti, Presidente di Salutequità

“Finanziare le misure di recupero non è più sufficiente, bisogna garantire una governance che permetta di centrare velocemente l’obiettivo e di cambiare concretamente lo stato delle cose per i cittadini.

Per questo, si potrebbe applicare al tema del recupero delle liste di attesa il modello utilizzato per le vaccinazioni Covid: sviluppare un cruscotto pubblico per rendere trasparente l’andamento dell’attività di recupero delle liste di attesa e dell’utilizzo delle risorse stanziate da parte delle Regioni.

Così, in modo trasparente, i cittadini potranno farsi velocemente un’idea di come le Istituzioni stiano lavorando per l’esigibilità del loro Diritto alla Salute.

Tutto questo, nella consapevolezza che la vera sfida da vincere è quella di “superare la strategia del recupero delle prestazioni mancate”, attraverso la definizione e l’implementazione di un modello organizzativo del SSN, in particolare della rete ospedaliera, in grado di garantire sempre e per tutti i pazienti la continuità delle cure, senza più alcuna sospensione nei prossimi picchi di contagio.

In caso contrario, chi potrà mettere mano al portafoglio riuscirà ad accedere alle cure in privato, chi non potrà sarà costretto a rimandare o a rinunciare.”

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Curarsi in Italia è sempre più difficile

Curarsi in Italia è sempre più difficile

Curarsi in Italia è sempre più difficile. Nel 2021 oltre la metà dei nuclei familiari ha rinunciato alle cure. Ricordando che siamo anche cittadini europei, SEF mette a disposizione la sua soluzione.

Curarsi in Italia con la giusta tempistica è sempre stato difficile a causa delle liste di attesa. Durante la pandemia è diventato davvero un incubo.

Il Servizio Sanitario Nazionale vacilla e molte famiglie rinunciano spesso a interventi, visite e controlli per indisponibilità del servizio e problemi economici.

La sanità e la gestione della pandemia da Covid19

Da due anni gli ospedali sono messi a dura prova a causa della pandemia, con grande stress di tutti i sanitari per il loro sforzo a favore della comunità.

Il grosso problema sono i malati che normalmente venivavo giornalmente accolti, e che si sono visti posticipare di molto interventi e terapie, a causa delle restrizioni causate dal virus.

blocco interventi programmati

Dalla prima ondata, questo trend si è andato ad accavallare con i problemi già preesistenti. Fino a far diventare le liste d’attesa davvero esasperanti per ogni utente.

Distinzione tra sanità pubblica e privata

In Italia le prestazioni garantite dal sistema sanitario nazionale possono essere fornite sia dalle strutture pubbliche sia da quelle private, purché accreditate.

È possibile ricevere cure anche nel privato non accreditato, o in intramoenia nelle strutture pubbliche. Dove le  liste di attesa sono molto più snelle e in pochi giorni, pagando di tasca propria o con assicurazioni integrative, è possibile ricevere assistenza e trovare risposte per ogni sorta di patologia.

sanita privata

Le persone che si trovano a dover attendere molto tempo per trovare risposte per la loro salute spesso vi si rivolgono per poter ottenere assistenza rapidamente. Anche spendendo grosse cifre per riuscire a risolvere situazioni che mettono a repentaglio la loro salute.

Ma il Covid ha rallentato anche queste.

La mancanza di personale, reclutato per combattere la pandemia, e le nuove procedure antinfezione hanno bloccato tutte le prestazioni programmate.

Perché le famiglie rinunciano a curarsi

Nel 2018 fece notizia il picco negativo della rinuncia alle cure. Il 2019 si è allineato agli stessi numeri.
4 milioni di cittadini rinunciavano per problemi di liste di attesa e ragioni di carattere economico. (fonte Istat)

Con l’arrivo della pandemia  si è passati dal 6.3% che rinunciava a curarsi del 2019 al 10% del 2020. 

rinunce 2019 2020

Nel 2021, secondo quanto emerge dal “Bilancio di welfare delle famiglie italiane” presentato da Cerved, oltre la metà delle famiglie italiane (50,2%) ha rinunciato a prestazioni sanitarie per problemi economici, indisponibilità del servizio o inadeguatezza dell’offerta.  

Tra il calo del lavoro, gli aumenti e la forte crisi che stiamo vivendo, in Italia sono tante le famiglie che si trovano costrette a rinunciare a molte cose. 

Può sembrare un paradosso ma anche curarsi fa parte dei lussi che alcune famiglie non si possono permettere.

Si arriva quindi ad accantonare le diagnosi e gli interventi per poter sopravvivere. 

Rinunce, rinvii e liste di attesa da recuperare

Il rischio dell’aggravarsi di patologie che , se prese in tempo sarebbero state facilmente risolvibili, sta diventando un problema reale e dilagante.

Recuperare le prestazioni perse è un imperativo.

Una corsa contro il tempo difficilmente realizzabile solo con la coperta corta del Sistema Sanitario Nazionale .

Serve pensare fuori dagli schemi. 

Creare una cassa di espansione che permetta di assorbire la piena dei prossimi due anni.

Essendo già abituati alla mobilità sanitaria regionale ed interregionale, ora è il momento di di sfruttare anche il nostro diritto, come cittadini europei, alla mobilità internazionale per la chirurgia programmata presso cliniche private europee.

Questo è possibile già da anni grazie alla Direttiva 21/2011/UE, recepita dall’Italia nel 2014 ma sempre poco pubblicizzata.

Magari creando una collaborazione tra specialisti italiani e cliniche estere, al fine di trovare nuovi spazi per esercitare senza dover aspettare i tempi biblici delle nostre liste di attesa. Tutto questo per non arrivare ad un sovraccarico insostenibile sulle strutture di casa nostra.

L'impegno di SEF

Vogliamo essere il punto di riferimento per chi trova difficoltà a curarsi, facilitando l’accesso alle cure di cui ha bisogno quando ne ha bisogno. 

labirinto sanita

Grazie alla Sanità Transfrontaliera (mobilità sanitaria europea) possiamo aiutare ad esercitare i diritti di cittadino europeo, che permettono di scegliere qualsiasi clinica e paese dell’ Unione in cui operarsi  e ricevere il rimborso delle spese sostenute. Accollandoci l’onere burocratico della richiesta di autorizzazione e relativo rimborso delle spese anticipate, organizzando il viaggio e il soggiorno di cura nella clinica prescelta.

Nel progetto vogliamo coinvolgere tutti quegli specialisti disposti al sacrificio di andare ad operare i loro pazienti e non, costretti ad attese disumane, presso cliniche estere preventivamente valutate che hanno dato la loro disponibilità.

Ulteriore passo sarà coinvolgere istituti e società finanziarie nell’erogazione di prestiti per cure mediche a chi non ha la disponibilità immediata di poter ancipare le spese in attesa del rimborso.

 

Per saperne di più

 contattaci a info@sef.care, o visita il ns sito www.sef.care

Prestito personale per spese mediche

prestito per spese mediche

Secondo un’indagine del 2020, l’importo medio del prestito per spese mediche richiesto è stato pari a 6.145 euro

Prestito per spese mediche

Da qualche anno la sanità pubblica ha tempi di attesa biblici, che sono andati aggravandosi con la pandemia.

Quindi la richiesta di rivolgersi a specialisti e cliniche private è aumentata tantissimo.

Secondo un rapporto Istat, un cittadino su cinque ha richiesto un prestito per curarsi e rateizzare la spesa.

Il prestito per spese mediche permette di ottenere liquidità per affrontare spese relative alla propria salute, ma anche trattamenti di bellezza e interventi di chirurgia estetica.

Domanda e offerta

Le richieste di prestiti per spese mediche sono in continua crescita. Gli ultimi dati disponibili al 2019 le indicano al 3,9%. del totale.

Si tratta della finalità più gettonata in Italia, dopo casa e motori. 

Nei dati delll’Osservatorio di PrestitiOnline.it si legge che nel 2009 i prestiti per spese mediche rappresentavano soltanto l’1,7% dell’erogato.

Cresciuta la domanda, sono cresciute anche le offerte da parte di istituti bancari e finanziarie per il credito al consumo.

Fortunatamente sono nati anche Broker nel settore dei prestiti personali come prestitionline.it, che ci guidano in questo mare magnum permettendoci di confrontare le offerte con pochi clik, e capirne il funzionamento.

Cosa occorre per ottenere un prestito per spese mediche

Si tratta di un finanziamento vero e proprio e quindi tutti i documenti fiscali che solitamente ci vengono richiesti per la gestione delle pratiche è uguale a tutti gli altri. Ovvero:

  • documenti attestanti la propria identità in corso di validità.
  • documenti recenti che attestano la possibilità di creare credito e dunque la solvibilità del soggetto richiedente.

È dunque possibile con pochi documenti ottenere il credito.

Solitamente le compagnie tendono a prendere in considerazione anche il tipo di operazione che dev’essere effetuata, e trovare il giusto compromesso tra quelle che sono le regole di base per ottenere il finanziamento ed il reale bisogno del cliente. 

Possibilità di estinzione anticipata del prestito per spese mediche

L’estinzione anticipata del prestito prevede la restituzione anticipata del debito residuo  prima della scadenza del contratto.

Nello specifico, il debitore deve restituire il capitale residuo e gli interessi maturati fino a quel momento.

Oltre al capitale residuo e agli interessi maturati, l’intestatario del prestito potrebbe  doversi far carico anche della restituzione dei mancati interessi sulle rate tramite il pagamento di una penale.

A partire dal 1° giugno 2013,  la riforma del credito al consumo ha fissato nuove regole sull’indennizzo previsto corrispondenti a:

  • all’1 % dell’importo rimborsato in anticipo se la vita residua del contratto è superiore a un anno;
  • allo 0,5 % dell’importo rimborsato in anticipo se la vita residua del contratto è pari o inferiore a un anno.

Per contro, l’indennizzo non è dovuto se:

  • l’importo rimborsato anticipatamente corrisponde all’intero debito residuo;
  • l’importo rimborsato in anticipo è pari o inferiore a 10.000 euro;
  • il rimborso è stato effettuato in esecuzione di un contratto con un’assicurazione a garanzia del credito.
  •  .

Conclusione

Il ricorso al prestito per spese mediche sta aiutando a risolvere problemi di salute a chi non può aspettare lo scorrere delle liste di attesa. Ma servono dei requisiti che non tutti possiedono.

Servirebbe  quindi un ulteriore step sul prestito finalizzato per chi, pur non avendo i requisiti, deve anticipare le spese a fronte di un rimborso garantito dal SSN. 

Per saperne di più

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Le aspettative della popolazione sul Sistema Sanitario Nazionale

insoddisfazione

Il Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità) ha elaborato un Rapporto Sanità arrivato alla sua diciassettesima edizione

XVII Rapporto Sanità

Il Rapporto ha l’obiettivo di analizzare la missione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e metterla a confronto con le prospettive della popolazione. Il documento è costituito da 4 parti, di cui noi analizzeremo la sezione dedicata alle aspettative della popolazione.  

Il C.R.E.A. Sanità ha promosso un sondaggio per verificare il beneplacito tra la popolazione dell’approccio della definizione delle linee di intervento per l’ammodernamento del Sistema Sanitario Nazionale.

In linea generale, il sondaggio è servito per verificare la soddisfazione dei cittadini nei confronti dell’assistenza sanitaria nazionale.

Sono stati presi a campione 800 persone con un’età superiore ai 18 anni. Il sondaggio era composto da tre semplici domande.

  • Quali sono i punti di forza del Sistema Sanitario Nazionale?
  • Quali sono le principali criticità?
  • Per quali miglioramenti si sarebbe disposti a pagare?

Gli elementi di soddisfazione

I risultati hanno mostrato che la maggioranza della popolazione indica come punto di forza del Sistema Sanitario Nazionale la possibilità di avere l’assistenza del Medico di Medicina Generale. Un’altra buona percentuale indica la qualità dei medici e la possibilità di reperire i farmaci gratuitamente, qualità particolarmente ben vista dagli anziani in quanto soggetti a maggiori consumi farmacologici.

In questi dati possiamo rilevare come i cittadini del Sud Italia e che possiedono un titolo di studio medio-basso sono maggiormente scontenti della qualità clinica, mentre sono soddisfatti del servizio del Medico di Medicina Generale.

La disponibilità di tecnologie avanzate viene maggiormente citata da cittadini che vivono in grandi comuni e che hanno ricevuto un alto livello di istruzione. A livello territoriale questi numeri sono rilevati nel Nord-Est d’Italia, maggiormente in Lombardia.

In linea generale, il sondaggio rileva che l’elemento maggiormente soddisfacente del Sistema Sanitario Nazionale è la qualità dell’assistenza clinica.

 

soddisfazione

Gli elementi di insoddisfazione

Per quanto riguarda invece gli elementi di insoddisfazione, i cittadini citano le criticità di ordine organizzativo ed erogazione dei servizi, soprattutto nei riguardi delle liste di attesa e della difficoltà a prenotare gli appuntamenti.

Vengono anche citate le lunghe attese inutili negli studi medici e l’essere rimpallati tra medici e uffici.

I dati mostrano come la crescita dell’insoddisfazione è direttamente proporzionale all’avanzare dell’età degli utenti e al diminuire del loro titolo di studio.

Possiamo quindi dire come il sondaggio mostra le priorità sulle quali migliorare il servizio.

insoddisfazione

I miglioramenti per cui pagare

Per quanto riguarda l’ultima domanda, ovvero per quali servizi saresti disposto a pagare, abbiamo notato come la maggioranza della popolazione converge sul fatto che si sarebbe disposti a pagare pur di avere liste di attesta inferiori e ,in generale, una migliore erogazione dei servizi.

disposti a pagare

Conclusione

Per riassumere, possiamo quindi dire che la domanda proveniente dalla popolazione non è omogenea. Esprime bisogni e aspettative molto diverse, diversificandosi in primis fra persone con titolo di studio alto e medio-basso.

Come esistono due “velocità” nell’offerta di servizi del SSN, così esistono due “velocità” nelle attese dei cittadini.

Tra i pazienti con istruzione medio/alta si evidenzia una maggiore attenzione agli effetti indiretti dell’assistenza, quali le attese e l’organizzazione/concentrazione delle “sedute”.

La popolazione con livelli di istruzione medio- bassi, invece, appare “rassegnata” da questo punto di vista.

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