Diminuzione del 50% dei giorni di ricovero con il protocollo ERAS.

Il protocollo ERAS, noto come “miglior recupero post intervento chirurgico”, è un approccio multidisciplinare fondato sulle più recenti evidenze scientifiche e promosso dalla ERAS Society.

L'IRCCS di Negrar: un'eccellenza nel Protocollo ERAS

Dopo solo un anno dalla certificazione di centro qualificato, l’IRCCS di Negrar ha raggiunto un ulteriore e prestigioso traguardo nell’applicazione del protocollo chirurgico ERAS (Enhanced Recovery After Surgery).

Questo percorso di cure mira alla migliore e più rapida ripresa del paziente dopo l’intervento.

Certificazione ERAS per il dipartimento di Chirurgia Generale

Il Dipartimento di Chirurgia Generale ha ottenuto la certificazione internazionale di centro formatore ERAS per la chirurgia colo-rettale e bariatrica.

Questo riconoscimento consente alle equipe chirurgiche di formare altri centri europei ed italiani sull’applicazione e implementazione del protocollo ERAS.

Riduzione della degenza e delle complicanze

Grazie all’adozione del protocollo ERAS, l’IRCCS di Negrar ha registrato significativi miglioramenti nei tempi di degenza e nelle complicanze post-operatorie.

La degenza media è passata da 8,5 a 4,6 giorni per la chirurgia colo-rettale e da 4 a 2 giorni per quella bariatrica.

Inoltre, le complicanze post-intervento sono diminuite dal 33% al 19,5%.

Focus sui risultati e sul benessere del paziente

Il protocollo ERAS ha portato notevoli miglioramenti anche nel controllo del dolore e della nausea post-operatoria, fondamentali per una rapida ripresa del paziente.

Questi miglioramenti sono stati evidenziati rispettivamente dal passaggio dal 12% al 2% nel controllo del dolore e dal 4% all’1,5% nel controllo della nausea.

Collaborazione multispecialistica per il successo del protocollo

La certificazione di centro formatore è il frutto di un lavoro complesso che coinvolge diversi specialisti, non solo chirurghi.

L’adesione al protocollo ERAS superiore al 95% è stata cruciale per ottenere risultati significativi a vantaggio di tutti i pazienti, specialmente quelli fragili o sottoposti a interventi ad alta complessità.

Implementazione e futuro del Protocollo ERAS

Il prossimo obiettivo dell’IRCCS di Negrar è ottenere il riconoscimento di centro di eccellenza.

Ciò richiederà il mantenimento dei risultati ottenuti e un ulteriore potenziamento del protocollo ERAS con l’implementazione di percorsi virtuosi, come l’attivazione di un centro antifumo e un percorso peri-operatorio dedicato ai pazienti anziani.

Adozione del Protocollo ERAS nelle specialità chirurgiche

Il protocollo ERAS è stato adottato ufficialmente dalla chirurgia colo-rettale nel settembre 2021 e dalla chirurgia bariatrica nel 2021. Attualmente, il numero di pazienti che hanno seguito questo percorso è in costante aumento, testimoniando i benefici tangibili della sua implementazione.

Fasi chiave del Protocollo ERAS

Il protocollo ERAS si basa su tre fasi fondamentali, con particolare attenzione alla fase pre-operatoria che comprende una preparazione ottimale del paziente attraverso un piano nutrizionale e un percorso di preabilitazione. La fase operatoria include non solo interventi chirurgici minimamente invasivi ma anche specifiche procedure anestesiologiche per ridurre le complicanze post-operatorie.

Coinvolgimento attivo del paziente

Il coinvolgimento attivo e consapevole del paziente è essenziale per il successo del protocollo ERAS.

L’uso di un’applicazione dedicata, come l’IColon, aiuta il paziente a seguire il percorso post-operatorio e permette al medico di monitorare il recupero anche a distanza, garantendo un supporto continuo e personalizzato.

Focus speciale sulla chirurgia bariatrica

Nel caso della chirurgia bariatrica, il protocollo ERAS facilita la gestione del paziente, specialmente quelli giovani che desiderano tornare alle attività quotidiane il prima possibile.

Il coinvolgimento attivo del paziente è cruciale, soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’alimentazione e dell’attività fisica, elementi fondamentali per il successo dell’intervento e il miglioramento del benessere complessivo del paziente.

Fonte:

Pacemaker che controlla il Parkinson impiantato a Bologna

Una specie di pacemaker impiantato sotto la la fascia del muscolo pettorale, che manda impulsi a due elettrodi che si trovano nel nucleo sub talamico, collegati attraverso un lungo cavo posto nel collo, hanno cambiato la vita del paziente.

Un nuovo approccio alla cura del Parkinson

La malattia di Parkinson, una condizione neurodegenerativa debilitante, ha visto un nuovo raggio di speranza con l’introduzione di un dispositivo innovativo che mira a contrastare i suoi sintomi.

Questo avvenimento segna una svolta significativa nella ricerca e nel trattamento di una delle malattie neurologiche più sfidanti.

Il primo Pacemaker implantato in Italia

L’ospedale Bellaria ha fatto la storia con l’impianto del primo pacemaker contro il Parkinson nel paese.

Questo evento non solo offre una nuova opzione terapeutica per i pazienti italiani, ma rappresenta anche un passo avanti nella lotta globale contro questa malattia.

Un rivoluzionario stimolatore cerebrale

Gabriele Selmi, ex direttore di una banca, è stato uno dei primi a beneficiare di questo stimolatore cerebrale.

Il dispositivo agisce erogando una corrente elettrica attraverso elettrodi collegati ai nuclei profondi del cervello, mirando a ridurre i sintomi motori del Parkinson, come il tremore delle mani.

Il funzionamento del dispositivo

La stimolazione delle aree specifiche del cervello interrompe i segnali nervosi che scatenano i sintomi motori della malattia.

Questo permette ai pazienti di acquisire un maggiore controllo sui loro movimenti corporei, migliorando così la loro qualità di vita.

Personalizzazione della terapia

Una delle caratteristiche chiave di questo pacemaker è la sua capacità di registrare l’attività cerebrale in tempo reale.

Questo consente ai medici di adattare la terapia in base alla risposta individuale di ciascun paziente, ottimizzandola per massimizzare i risultati.

Longevità e comodità del dispositivo

Inoltre, la natura ricaricabile del dispositivo, insieme al sistema di ricarica Bluetooth, garantisce una maggiore longevità e comodità per i pazienti, riducendo la necessità di interventi chirurgici ripetuti per la sostituzione della batteria.

Un intervento che cambia la vita

Gabriele Selmi, il quale è stato sottoposto all’intervento, condivide la sua esperienza positiva.

Il dispositivo ha drasticamente ridotto il suo tremore al braccio destro, consentendogli di riprendere le attività quotidiane con una maggiore fiducia e autonomia.

Una decisione rivolta al futuro

Selmi spiega che la sua decisione di sottoporsi all’intervento non è stata solo per il suo bene, ma anche per alleviare il peso sulla sua famiglia e perseguire i suoi sogni personali nonostante la malattia.

Guardando avanti

Con un nuovo senso di speranza e determinazione, Gabriele Selmi si prepara a sfidare se stesso, puntando a compiere una traversata a nuoto dello Stretto di Messina come simbolo di resilienza e vittoria contro il Parkinson.

La sua storia ispira altri pazienti affetti da questa malattia a non perdere mai la speranza e a continuare a lottare per una vita migliore.

Nanogel come nuova frontiera nel trattamento del trauma spinale

nanogel

Il nanogel, sviluppato da ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e del Politecnico di Milano, sta rivoluzionando il trattamento del trauma al midollo spinale, fornendo farmaci antinfiammatori direttamente alle cellule gliali coinvolte nella lesione. Un passo avanti nella medicina rigenerativa

Nuovo studio pubblicato su Advanced Materials

In uno studio recentemente pubblicato su Advanced Materials, i ricercatori Pietro Veglianese, Valeria Veneruso ed Emilia Petillo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, in collaborazione con Filippo Rossi del Politecnico di Milano, hanno fatto un importante passo avanti nel trattamento del trauma al midollo spinale.

Il loro lavoro si concentra sull’uso di un innovativo nanovettore, chiamato nanogel, progettato per fornire farmaci antinfiammatori in modo mirato alle cellule gliali coinvolte attivamente nella lesione al midollo spinale.

Sfida terapeutica attuale

Attualmente, i trattamenti per controllare la risposta infiammatoria dopo un trauma al midollo spinale sono limitati nell’efficacia.

Una delle ragioni di questa limitazione risiede nella mancanza di terapie in grado di agire selettivamente sulle cellule gliali, come le microglie e gli astrociti, che svolgono un ruolo cruciale nella risposta infiammatoria.

Ruolo delle cellule gliali

Le cellule gliali, comprese le microglie e gli astrociti, sono fondamentali per la difesa e il supporto del sistema nervoso centrale.

Tuttavia, una risposta infiammatoria incontrollata da parte di queste cellule può compromettere il recupero del tessuto danneggiato dopo un trauma al midollo spinale.

Nanogel: una nuova speranza terapeutica

I nanogel sviluppati dal Politecnico di Milano rappresentano una promettente novità nel campo della terapia del trauma spinale.

Questi nanovettori sono stati progettati per indirizzarsi specificamente alle cellule gliali coinvolte nella risposta infiammatoria, consentendo un rilascio mirato di farmaci antinfiammatori come il roliclub.

Ricerca e risultati

La collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e il Politecnico di Milano ha dimostrato che i nanogel caricati con roliclub sono in grado di convertire le cellule gliali da uno stato dannoso a uno protettivo, promuovendo attivamente il recupero del tessuto lesionato.

Questi nanovettori agiscono in modo selettivo, massimizzando l’efficacia del farmaco e riducendo al minimo gli effetti collaterali.

Applicazioni future

I risultati dello studio indicano che i nanogel hanno ridotto l’infiammazione e migliorato la capacità di recupero in modelli animali con lesione al midollo spinale, ripristinando parzialmente la funzionalità motoria.

Questi risultati non solo offrono nuove prospettive terapeutiche per i pazienti con lesioni al midollo spinale, ma suggeriscono anche potenziali applicazioni per il trattamento di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, in cui l’infiammazione e le cellule gliali svolgono un ruolo significativo.

Conclusioni

L’approccio innovativo basato sui nanogel offre una nuova speranza nel trattamento del trauma al midollo spinale, consentendo un’azione mirata sulle cellule gliali coinvolte nella risposta infiammatoria.

Questo studio apre la strada a ulteriori ricerche e potenziali applicazioni cliniche per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da lesioni spinali e altre condizioni neurodegenerative.

Fonte:

Doppio trapianto per un 56enne alle Molinette: microbiota fecale e fegato.

La storia di un uomo di 56 anni, colpito da una malattia policistica con gravi complicanze epatiche e renali, si trasforma in una pionieristica avventura medica.

Una strategia innovativa: il Trapianto Sequenziale

Grazie alla collaborazione tra l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino e la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, è stata implementata una strategia di trapianto sequenziale, prima di microbiota fecale e successivamente di fegato, salvando così la sua vita.

Una corsa contro il tempo

Il paziente, trasferito dalla Nefrologia dell’ospedale Martini di Torino alla Terapia Intensiva Epatologica dell’ospedale Molinette, si trovava in uno stato disperato.

La malattia aveva compromesso gravemente la funzionalità renale, richiedendo dialisi, e il fegato, completamente invaso dalle cisti, aveva raggiunto un peso di circa 15 kg, causando denutrizione e complicazioni addominali.

La decisione cruciale

I medici si trovano di fronte a una scelta difficile: dare priorità al trapianto di fegato, organo vitale, o risolvere prima la colonizzazione batterica intestinale, potenziale ostacolo al successo del trapianto epatico.

La decisione è presa di concerto tra il direttore del Centro Trapianto Fegato e del Centro Trapianto Rene di Torino.

Il primo passo: Trapianto di Microbiota Fecale

In collaborazione con esperti del trapianto di flora batterica della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma, viene pianificato e eseguito il trapianto di microbiota fecale.

Questa procedura, innovativa e promettente, mira a ridurre la carica batterica intestinale, preparando il terreno per il successivo trapianto di fegato.

Il trapianto di fegato

Dopo il trapianto di microbiota fecale, il paziente viene prontamente inserito nella lista di attesa per il trapianto di fegato.

Grazie alla generosità di una famiglia donatrice, il delicato intervento viene eseguito con successo, coinvolgendo un team multidisciplinare di esperti.

Un contributo vitale: Donazioni di Sangue

Durante l’intervento, il paziente beneficia di trasfusioni di sangue e plasma, forniti dalla Banca del Sangue e Immunoematologia della Città della Salute di Torino.

La donazione di sangue si conferma essere un tassello fondamentale per il successo dei trapianti e per la salute dei pazienti.

Un nuovo inizio

Dopo un breve periodo di recupero, il paziente può tornare a casa, evitando per ora la dialisi grazie alla ripresa della funzione renale.

Il caso clinico, già pubblicato su una rivista scientifica internazionale, testimonia il successo di una collaborazione senza precedenti tra istituzioni ospedaliere italiane, confermando l’importanza della professionalità e del lavoro di squadra nel campo della medicina.

Fonte:

Il parlamentare irlandese Durkan sollecita l’uso della Sanità Transfrontaliera.

Il parlamentare irlandese Mark H Durkan propone un approccio transfrontaliero per ridurre le lunghe liste d’attesa per gli interventi chirurgici all’anca e al ginocchio, garantendo cure più tempestive e accessibili per i pazienti.

Affrontare il problema delle liste d'attesa tramite la sanità transfrontaliera

Come molti paesi dell’Unione Europea, l’Irlanda si trova di fronte al crescente problema delle liste di attesa infinite per gli interventi chirurgici elettivi.

In questo contesto, una delle soluzioni più indicate è il ricorso alla sanità transfrontaliera, in linea con la direttiva dell’Unione Europea concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera. 

Questa direttiva fornisce un quadro normativo per facilitare l’accesso ai servizi sanitari oltre i confini nazionali, offrendo un’opportunità concreta per i pazienti di ricevere cure tempestive e di alta qualità.

Richiesta di ripristino del programma sanitario transfrontaliero

Considerando l’importanza della sanità transfrontaliera nel contesto delle lunghe liste d’attesa, il parlamentare SDLP Mark H Durkan ha sollevato la questione con il Ministro della Sanità, Robin Swann.

Durkan ha sottolineato l’urgenza di ripristinare il programma sanitario transfrontaliero come parte della strategia per affrontare efficacemente questo problema.

Questa iniziativa, precedentemente nota come Direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera e successivamente come Schema di rimborso della Repubblica d’Irlanda, ha rappresentato un baluardo cruciale per migliaia di pazienti in attesa di cure.

Sospensione del sistema di rimborso della Repubblica d'Irlanda

Tuttavia, la Repubblica d’Irlanda ha sospeso l’accettazione di nuove richieste nel settembre 2022, quando i finanziamenti aggiuntivi assegnati al programma sono stati esauriti.

Questo ha evidenziato una lacuna critica nell’accesso alle cure, mettendo in evidenza la necessità di interventi immediati da parte del governo per garantire che i pazienti non vengano lasciati in una situazione di incertezza e disagio.

Difficoltà dei pazienti e impatto sul benessere mentale

Le lunghe liste d’attesa hanno creato un grave disagio per i pazienti, specialmente coloro che necessitano di interventi chirurgici al ginocchio e all’anca.

Il MLA di Foyle ha testimoniato le sfide incontrate dai suoi elettori, molti dei quali hanno dovuto affrontare una lunga e dolorosa attesa per ricevere il trattamento necessario.

Questa situazione ha avuto un impatto significativo sul loro benessere mentale, con molte persone che si trovano a lottare contro l’ansia e la depressione a causa dell’incertezza sul loro futuro sanitario.

Ruolo della sanità transfrontaliera nel garantire cure tempestive

Il programma sanitario transfrontaliero ha rappresentato un’importante fonte di speranza per i pazienti in attesa di cure.

Nel 2022, circa 2.000 persone hanno beneficiato di questo programma, ottenendo cure più tempestive e evitando ulteriori ritardi nel loro percorso di guarigione.

Questo evidenzia il potenziale della sanità transfrontaliera nel garantire un accesso più equo e tempestivo alle cure per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro posizione geografica.

Impegno per il ripristino e il potenziamento della sanità transfrontaliera

Mark H Durkan ha espresso la speranza che il programma sanitario transfrontaliero venga ripristinato al più presto per affrontare efficacemente il problema delle liste d’attesa.

Inoltre, l’SDLP si impegna a lavorare per migliorare ulteriormente la cooperazione transfrontaliera nell’ambito dell’assistenza sanitaria, esplorando nuove opportunità per garantire un accesso equo e tempestivo alle cure per tutti i cittadini irlandesi.

Una nuova luce dopo cinque anni di buio

Dopo un lungo periodo di cecità da un occhio, la signora Anna Maria De Luca, 66enne residente ad Ariccia, provincia di Roma, ha finalmente ritrovato la vista grazie a una tecnica oculistica innovativa e di produzione italiana.

La tecnica della Cheratoprotesi

La soluzione è stata la Cheratoprotesi, un dispositivo biologico a lungo termine che offre una soluzione alternativa al trapianto di cornea in situazioni complesse.

In particolare, questa tecnica si è dimostrata efficace nei casi in cui il trapianto di cornea tradizionale non era un’opzione praticabile.

Il ritorno della vista grazie alla cornea artificiale

Gli esperti hanno utilizzato una cornea artificiale costituita da un lenticolo ottico ancorato su un supporto osseo, rivestito con mucosa buccale del paziente.

Questo approccio ha permesso il passaggio della luce attraverso la cornea danneggiata, causata da varie condizioni come leucoma vascolarizzato, che aveva privato la signora De Luca della sua vista per così tanto tempo.

Asl Roma 6 e Ospedale dei Castelli Romani

Grazie all’impegno della Asl Roma 6 e dell’Ospedale dei Castelli Romani, il Lazio si è affermato come punto di riferimento nazionale e internazionale per questa tecnica chirurgica innovativa.

L’expertise e l’infrastruttura messe a disposizione hanno reso possibile l’intervento che ha restituito la vista alla signora De Luca, fornendo un’opzione di trattamento che prima sembrava fuori portata.

Presentazione della nuova tecnica

Il dottor Franco Arrigoni, Dirigente Responsabile Uos Chirurgia vitreo retinica dell’Ospedale dei Castelli, e il dottor Augusto Pocobelli, Primario Oculista presso l’Azienda San Giovanni Addolorata e Responsabile della Banca degli Occhi, hanno presentato oggi questa tecnica rivoluzionaria.

Hanno sottolineato il suo impatto positivo sulla qualità di vita dei pazienti e la sua capacità di risolvere casi che in passato rappresentavano sfide insormontabili.

Una missione per il benessere complessivo

Il commissario straordinario della Asl Roma 6, Francesco Marchitelli, ha sottolineato l’importanza di questa tecnica “made in Italy” nel migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Ha evidenziato il focus sull’aspetto emotivo, mentale e sociale oltre ai sintomi fisici, indicando che il successo di questa procedura non riguarda solo il ripristino della vista, ma anche il benessere generale del paziente.

Il sorriso di Anna Maria

Il Direttore Sanitario della ASL ROMA 6, Vincenzo Carlo La Regina, ha concluso sottolineando l’importanza di vedere il sorriso ritrovato della signora Anna Maria come un segno tangibile del successo di questa innovativa procedura chirurgica.

Questo evento non solo rappresenta un trionfo della scienza e della medicina, ma anche un momento di gioia e speranza per tutti coloro che lottano con problemi di vista simili.

Fonte:

Oltre 10 milioni di italiani affetti da dolore cronico

In Italia, una vasta popolazione adulta affronta il dolore cronico, con una particolare prevalenza nelle donne rispetto agli uomini.

Il Rapporto Istisan

Il Rapporto Istisan rappresenta la prima stima nazionale accurata del fenomeno, basandosi sui dati raccolti dall’Indagine europea sulla salute del 2019, condotta dall’Istituto Superiore di Sanità.

Prevalenza e caratteristiche demografiche

Il dolore cronico colpisce oltre 10 milioni di individui in Italia, con una distribuzione che varia tra i diversi gruppi di età e tra uomini e donne.

Le donne anziane presentano una maggiore incidenza rispetto agli uomini.

Fattori di variazione e origini del dolore

La distribuzione geografica del dolore cronico evidenzia differenze regionali, con un focus particolare sul Mezzogiorno per quanto riguarda gli anziani.

Le cause possono derivare da malattie primarie, traumi, interventi chirurgici o tumori.

Complicanze e correlazioni psicosociali

Un numero significativo di persone con dolore cronico non ha ancora ricevuto una diagnosi precisa.

Inoltre, il dolore cronico è spesso associato a sintomi depressivi, soprattutto nelle donne e nei soggetti con un livello di istruzione più basso.

Implicazioni e azioni future

Il Rapporto offre una panoramica utile per le strategie di diagnosi, trattamento e riabilitazione del dolore cronico, nonché per interventi preventivi e di supporto sociale.

L’Istituto Superiore di Sanità, insieme ad altre istituzioni, avvia un monitoraggio continuo del fenomeno per facilitare l’implementazione delle normative italiane sull’accesso alla terapia del dolore.

Fonte:

Respiro impossibile, bimbo operato alla nascita per un tumore alla gola

Primo caso in Italia di parto cesareo ‘EXIT-to-ECMO’, eseguito all’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli e coordinato dagli specialisti del Bambino Gesù. Ha permesso di salvare un neonato affetto da tumore alla gola, garantendo la sua sopravvivenza e la funzione cerebrale.

Un ostacolo vitale

Nel momento del parto, un’enorme massa tumorale ostruiva la via respiratoria di un feto di 37 settimane.

La situazione richiedeva un intervento rapido per garantire la sopravvivenza del neonato.

La procedura EXIT-to-ECMO si è rivelata cruciale, consentendo ai medici di agire mentre il bambino era ancora connesso alla placenta.

Un tumore invasivo

Il bambino, affetto da una massa tumorale voluminosa localizzata nel collo, rischiava gravi complicazioni alla nascita.

Il tumore aveva raggiunto dimensioni tali da ostruire le vie respiratorie e comprimere vasi sanguigni cruciali.

L’intervento chirurgico tradizionale non era un’opzione praticabile, spingendo gli specialisti a pianificare attentamente il parto.

La tecnica salvavita: EXIT to ECMO

La procedura EXIT-to-ECMO è stata eseguita per consentire al bambino di respirare e mantenere la circolazione sanguigna.

Estratto parzialmente dalla madre tramite cesareo, il neonato è rimasto connesso alla placenta e al cordone ombelicale mentre i chirurghi hanno avuto un breve lasso di tempo per intervenire.

L’ECMO ha svolto un ruolo vitale nel garantire l’ossigenazione del sangue e la funzione cerebrale.

Rimozione del tumore e ritorno a casa

Dopo il parto, il bambino è stato trasferito all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la rimozione della massa tumorale.

Un’equipe multidisciplinare ha condotto un’intervento complesso che ha richiesto ore di chirurgia.

Dopo un periodo di recupero in ospedale, il bambino è stato finalmente dimesso e ha potuto tornare a casa con la famiglia, segnando una vittoria nella lotta contro la malattia.

Il contributo delle Équipe Mediche

Il successo di questa procedura è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra diverse équipe mediche, coordinate con precisione per garantire il miglior risultato possibile.

Specialisti provenienti da vari settori hanno lavorato insieme, dimostrando l’importanza della multidisciplinarietà nella medicina moderna.

Morti per cancro, un quarto è associato a bassa istruzione

In Italia, la mancanza di istruzione si correla a un quarto delle morti causate dal cancro. Uno studio evidenzia che nel 2019, quasi 30.000 decessi oncologici sono attribuibili alla scarsa scolarità, con implicazioni socioeconomiche significative.

La tossicità finanziaria nel trattamento del cancro

La diagnosi di cancro può generare problemi economici per i pazienti, con oltre un quarto delle persone affette da neoplasia che sperimentano difficoltà finanziarie.

I costi di viaggio per il trattamento rappresentano solo una delle sfide, evidenziando la necessità di individuare e affrontare questa tossicità finanziaria.

Il ruolo del questionario Proffit

Il questionario Proffit offre uno strumento per valutare e comprendere la tossicità finanziaria nel contesto del sistema sanitario pubblico.

Le sue 16 affermazioni toccano vari aspetti, dalla qualità dell’interazione tra pazienti e operatori sanitari alle spese non coperte dal sistema, offrendo una base per politiche di cambiamento.

L'importanza degli investimenti e delle politiche di cambiamento

È cruciale investire nelle risorse umane e strutturali necessarie per sostenere l’oncologia nel Servizio Sanitario Nazionale.

Ciò non solo migliora la qualità delle cure, ma può anche fungere da motore di sviluppo economico e sociale.

L'istruzione e la prevenzione del cancro

Le persone con un alto livello di istruzione hanno maggiori probabilità di adottare comportamenti sani e comprendere l’importanza della prevenzione del cancro.

Il potenziamento delle azioni educative è essenziale per ridurre il tasso di mortalità legato alla malattia

Sfide ambientali nella lotta contro il cancro

L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio significativo per il cancro, e le politiche ambientali devono essere riviste per proteggere la salute pubblica.

Il Green Deal europeo offre un’opportunità per affrontare queste sfide.

Garantire l'equità nell'accesso alle cure

L’accesso alle cure del cancro non dovrebbe dipendere dalla regione o dal territorio di residenza.

È fondamentale garantire l’equità nell’accesso alle migliori terapie, senza discriminazioni di alcun tipo.

Chirurgia robotica da remoto per intervento sulle coronaropatie

Grazie alla tecnologia robotica, oggi è possibile condurre interventi coronarici percutanei da remoto, garantendo la sicurezza del personale medico e riducendo l’esposizione alle radiazioni ionizzanti. Questa innovazione consente l’utilizzo di assistenti robotici per introdurre stent o palloni e acquisire imaging intracoronarico durante le procedure.

Studio svizzero sulla robotica in cardiologia

Un recente studio condotto in Svizzera dal team di Cardiologia interventistica dell’Ospedale Universitario di Berna, pubblicato su Frontiers in Cardiovascular Medicine, ha esaminato l’applicazione di questa tecnologia su 21 pazienti con un totale di 25 lesioni coronariche.

L’articolo fornisce una panoramica dettagliata della preparazione della sala operatoria per l’utilizzo del robot.

Esito clinico delle procedure

Il successo clinico delle procedure è stato valutato in base alla riduzione del diametro della stenosi di oltre il 30% e all’assenza di complicazioni ospedaliere.

Tutti i pazienti trattati hanno raggiunto questo obiettivo, indicando un elevato tasso di successo clinico.

Valutazione del successo robotico

Il successo robotico è stato definito come l’esecuzione completa dell’intervento tramite la procedura robotica,

Complessivamente, l’81% delle procedure è stato eseguito con successo tramite il robot, di cui il 62% senza alcun intervento manuale e il 19% con un intervento parziale.

Durata e limitazioni delle procedure

Le procedure hanno avuto una durata media di 47 minuti, di cui 37 minuti dedicati alla procedura robotica.

La fluoroscopia, utilizzata per guidare l’intervento, ha avuto una durata media di 11 minuti e mezzo.

La conversione alla modalità manuale è stata necessaria solo in casi eccezionali, principalmente a causa di limitazioni tecniche o eventi avversi transitori.

Follow-up a 12 mesi

I pazienti sono stati seguiti per 12 mesi dopo l’intervento, durante i quali non sono stati riscontrati problemi legati alle lesioni trattate, ad eccezione di un singolo caso di infarto del miocardio su un vaso diverso da quello trattato.

Gli esiti del follow-up sono stati considerati molto positivi dagli autori dello studio, specialmente considerando che la tecnologia era ancora in fase di implementazione.