Riduzione degli interventi chirurgici

nuova riduzione degli interventi chirurgici

Nuova riduzione degli interventi chirurgici, con la pandemia che corre non è un fulmine a ciel sereno. Per recuperare nel post covid ci sarà bisogno di pensare fuori dai soliti schemi.

La nuova ondata pandemica

Un momento di riflessione è d’obbligo in questo periodo di ritorno di una pandemia che speravamo in regressione.

Un problema molto grosso che sta prendendo nuovamente piede è l’ennesimo blocco delle operazioni che vengono rinviate, con la possibilità di vedere ancora slittare la data di interventi che sono bloccati dal 2020. 

Se all’inizio della pandemia questo fenomeno era comprensibile, ora una nuova riduzione degli interventi chirurgici diventa per tutti difficoltoso da accettare.

Ma vediamo insieme le motivazioni, e soprattutto perché diventa così difficile procedere alla regolare realizzazione di un intervento.

Nuova riduzione degli interventi chirurgici, ecco il perché

Un periodo di ritorno a un aumento di ricoveri e il personale sanitario che inizia a non essere abbastanza.

Sono molti i medici ed infermieri che sono risultati positivi in questo periodo, e quindi come tutti devono effettuare una quarantena fino a completa negativizzazione.

Ecco che il primo problema che si pone è la carenza di personale.

Se poi contiamo anche un notevole aumento di ricoverati per problemi legati al virus in circolazione, a questo punto si arriva a comprendere che sia necessario andare a fermare alcune delle attività che normalmente si svolgono negli ospedali.

Ecco perché è in programma una nuova riduzione degli interventi chirurgici.

Per poter fare in modo che personale e sale operatorie siano disponibili per affrontare al meglio questa nuova emergenza sanitaria.

Anche la parte relativa a tamponi per la gestione del monitoraggio ospedaliero di persone positive e la somministrazione dei vaccini vede molto personale al lavoro.

È stato chiesto a molti medici vicini alla pensione di posticiparla. E anche molti studenti universitari si sono proposti per scendere in campo durante l’emergenza.

Purtroppo, nel momento dei picchi della malattia, diventa tutto difficile da gestire e si arriva a decisioni estreme come anche quello di ridurre gli interventi chirurgici.

Nuove riduzioni degli interventi chirurgici, a quando il recupero

Non è facile rispondere a questa domanda, perché non è possibile comprendere l’andamento della pandemia. Quindi in un ipotetico progredire dei contagi si avranno ancora molte settimane di fermo per le persone e quindi si dovrà calcolare uno slittare ancora molto lungo.

Dal 2020, anno in cui è iniziata la pandemia, si è fermato il sistema sanitario, con un totale fermo di operazioni che si potevano recuperare in un secondo tempo.

Gli stessi chirurghi avevano chiesto ai pazienti di collaborare e che presto tutto sarebbe tornato alla normalità per poter ottenere un numero migliore di quelli che sono i dati attuali.

Purtroppo, dobbiamo andare a guardare dei dati che non ci piacciono per nulla.

Neanche il numero completo degli interventi chirurgici della prima ondata di pandemia è stato recuperato, questo vuol dire che vi sarà un ulteriore incremento di attesa, e molti sono i pazienti che si sentono catalogati di serie B.

Inoltre, alcuni ospedali stanno chiudendo nuovamente reparti per accogliere malati di Covid. Anche le degenze non vengono garantite e le persone tornano a preoccuparsi.

Naturalmente per i malati gravi e interventi inderogabili il servizio chirurgico è sempre attivo e presente.

Nuove riduzioni degli interventi chirurgici, soluzioni possibili

Sono molte oramai le richieste di aiuto e le grida di allarme da parte degli ospedali e delle associazioni dei chirurghi in Italia.

È di pochi giorni fa l’intervento del Dottor Scatizzi, presidente dell’ACOI (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), che ha dichiarato che “Solo con più personale e risorse in un anno possiamo recuperare il 70% degli interventi, l’altro 30% da smaltire nel 2023”.              Sempre la stessa proposta applicabile in tempi biblici per la mancanza di capitale umano causato dal sistema formativo e post – formativo dei medici.

Serve un’altra soluzione immediatamente attuabile.

La soluzione nascosta

Questa possibilità c’è, ed è “nascosta” in una Direttiva dell’Unione Europea.

È proprio ora il momento storico per sottolineare quanto sia utile far parte dell’Unione Europea.

Quella che era nata come un’unione puramente economica nel tempo è attiva in numerosi settori diversi, fra i quali salute.

La tessera europea di assicurazione malattia aiuta i viaggiatori ad avere accesso alle cure in caso di malattia durante una permanenza temporanea in un altro Stato membro dell’UE, mentre la direttiva europea sull’assistenza sanitaria transfrontaliera sancisce i diritti dei cittadini che decidano di recarsi in un altro paese dell’UE per ricevere cure mediche.

Proprio la Direttiva EU/2011/24 sulla sanità transfrontaliera potrebbe essere la soluzione, immediatamente attuabile, più vicina al problema, ma talmente fuori dagli schemi ai quali siamo abituati che non riusciamo a vederla!!

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Liste di attesa

listedi attesa

La liste di attesa nascono quando il numero di prestazioni erogabili è inferiore al numero di prestazioni richieste.

Liste di attesa, la genesi

Il Servizio Sanitario Nazionale è riuscito a soddisfare la richiesta fino al 2011 nonostante la domanda crescesse del 2,5% annuo.

In seguito, scelte politiche di sostenibilità hanno bloccato l’ incremento al finanziamento per il SSN e la crescita degli organici delle strutture sanitarie.

Si sono così congelate le prestazioni erogabili, mentre la richiesta è continuata ad aumentare creando liste di attesa con tempi sempre più lunghi.

Costringendo una parte dei pazienti ad accedere alle prestazioni pagandole di tasca propria o addirittura a rinunciare alle cure prescritte

Quando è arrivato il Covid-19, le liste di attesa nelle strutture sanitarie pubbliche o private accreditate erano oltre i limiti del Piano Nazionale Governo della Liste di Attesa (PNGLA)

Come il Covid ha quasi azzerato gli interventi ortopedici

La pandemia che il Covid ha scatenato ha coinvolto pressoché ogni ambito della vita civile.

A partire da quello sanitario, fino ad arrivare a quello economico, passando per ogni attività umana che fino al giorno prima era totale routine. E da un giorno all’altro si è tramutata in un piacevole ricordo di un mondo perduto.

Ma è soprattutto l’ambito medico che ovviamente ne ha risentito di più.

Migliaia e migliaia di cittadini sono stati fin da subito colpiti dai sintomi del Covid ed hanno preso d’assalto gli ospedali, dalle aree mediche fino alle terapie intensive, saturandole.

Proprio da qui sono scaturiti i maggiori problemi.

È apparso evidente che il sistema sanitario, benché abbastanza solido, soprattutto a confronto con quello di altri paesi, non era pronto ad affrontare una situazione del genere, che nemmeno il romanziere più catastrofista avrebbe immaginato.

Tuttavia, durante il dilagare della pandemia, le altre patologie non si sono fermate.

Purtroppo, si sono dovute fermare, per evidenti ragioni di priorità, le cure che le riguardavano.

Uno dei settori più colpiti da questa circostanza è stata la chirurgia ortopedica e gli impianti di protesi.

Numeri e conseguenze

Ogni anno, in Italia, sono oltre 220.000 gli interventi che riguardano impianto di protesi.

I numeri del 2020 sono impietosi al confronto.

Gli interventi portati a termini sono stati circa 70.000.

Cosa ci dice questo?

Questo dato indica che la differenza tra la media annuale e gli interventi effettivamente compiuti dovrà essere smaltita nel prossimo futuro.

Per fare un conteggio approssimativo, significa che nel solo 2022 dovranno essere eseguiti oltre 400.000 interventi di questo tipo.

Tuttavia, questo dato è sicuramente conteggiato al ribasso.

Infatti, la popolazione italiana diventa sempre più anziana e questo va ad incidere molto sul numero di prestazioni ortopediche richieste, il che ci dice che il numero sarà ancora maggiore.

Situazione attuale

La situazione odierna è di difficile interpretazione. Lo comunica anche il presidente della Siot (Società italiana ortopedia e traumatologia) Tranquilli Leali, che non si sbilancia sulle previsioni per il futuro.

La Siot è stata da subito in prima linea nel continuare a garantire le prestazioni sanitarie, anche se con molte difficoltà date dalla crisi epidemica in corso.

Soprattutto gli interventi in sala operatoria sono stati drasticamente ridotti per carenza di medici anestesisti, impegnati quasi a pieno organico nei reparti di terapia intensiva Covid, e per le normative legate alla pandemia che non consentono l’uso a pieno regime delle sale operatorie.

Questo vuol dire che per smaltire questi numeri ancora in crescita ci vorranno quattro, cinque anni.

Tempi disumani per chi è in attesa di una protesi.

Infatti, questo aspetto è legato a doppio filo ad un altro, anch’esso estremamente negativo, quello psicologico.

“Una persona che deve sottoporsi ad un intervento di sostituzione di un’articolazione lo fa perché quella articolazione non l’aiuta più, forse la persona ha difficoltà anche a spostarsi in casa, dal bagno alla cucina, alla sala da pranzo. O se esce, difficilmente farà più di 100 metri, certamente non potrà fare attività fisica, è gravemente invalida dal punto di vista fisico”

Come uscirne

Per evitare di essere travolti da questo fenomeno, come un fiume in piena, l’opportunità che l’Unione Europea ci ha messo a disposizione già da ben 10 anni potrebbe essere la soluzione.

Una cooperazione sanitaria tra gli stati UE, grazie alla sanità transfrontaliera.

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La mobilità sanitaria del paziente

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Quando si parla di mobilità sanitaria si intende il diritto dei pazienti di spostarsi dalla propria zona di residenza per beneficiare di servizi sanitari più adeguati ai propri bisogni.

I motivi degli spostamenti

I cittadini alla ricerca delle migliori terapie, tese al soddisfacimento dei propri bisogni, hanno il diritto di rivolgersi a qualsiasi struttura ospedaliera.

I motivi che spingono i pazienti a recarsi fuori dai propri confini residenziali possono essere svariati.

La fiducia verso determinate strutture sanitarie, la maggiore informazione su determinate cure o su nuovi farmaci, le lunghe liste di attesa, sono solo alcune delle ragioni che influenzano su questa scelta.

In particolare, emergono tre motivi principali che influenzano la decisione. La maggiore qualità dei livelli di prestazione, una logistica più efficace che permette di ridurre i ritardi e disagi, la necessità di prestazioni assenti nella zona in cui si vive .

D’altra parte, tale fenomeno può essere inquadrato come un normale effetto della globalizzazione e dell’evoluzione dei sistemi d’informazione dei soggetti.

Tipologie di mobilità sanitaria

Qualunque sia il motivo, il fine della mobilità è quello di garantire ai soggetti richiedenti un’assistenza sanitaria qualitativamente elevata, ma anche efficace dal punto di vista economico.

Con flusso migratorio per ragioni di salute si possono intendere tre diverse tipologie di mobilità.

È, infatti, possibile individuare la mobilità regionale, che implica lo spostamento all’interno della propria regione di appartenenza.

La mobilità interregionale, invece, prevede di uscire dalla propria regione di residenza alla ricerca di un sistema sanitario migliore in un’altra regione.

Infine, con mobilità internazionale, si intende lo spostamento dei pazienti verso un altro Stato a causa dell’assenza di determinate cure, o alla ricerca di un sistema sanitario più all’avanguardia, o tempi di attesa minori.

Mobilita sanitaria europea

Questo fenomeno, molto discusso in politica, viene disciplinato dalla Direttiva 2011/24/Ue del Parlamento europeo. Con la Direttiva, vengono fissate le regole affinché i cittadini europei possano usufruire di cure e terapie senza confini territoriali.

La citata direttiva nasce dall’esigenza di soddisfare il principio di armonizzazione tra gli Stati membri dell’Unione europea, affinché si applichi un quadro unitario di garanzie e tutele negli specifici sistemi sanitari nazionali.

I soggetti hanno diritto a usufruire di trattamenti medici in un Stato membro dell’Ue, richiedendo un rimborso al Servizio sanitario nazionale del paese di residenza.

Si parla, in questo caso, di un rimborso pari al costo in essere nella propria zona di appartenenza.

Cosa si intende per mobilità sanitaria attiva e passiva

Da un punto di vista amministrativo-finanziario, la mobilità sanitaria può essere distinta in attiva e passiva.

Con mobilità attiva si intende l’entrata di fondi da destinare ai costi necessari a garantire ai pazienti di altre regioni o Paesi le migliori prestazioni in ambito terapeutico e curativo.

Al contrario, la mobilità passiva implica l’invio di fondi ad altre regioni o Paesi, al fine di compensare i costi dei servizi messi in atto per i pazienti in uscita dal proprio territorio.

Un’analisi dei dati relativi a questi due indicatori fornisce un’idea generale del livello di Servizio Sanitario Regionale.

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La riabilitazione preventiva nella chirurgia ortopedica

La riabilitazione preventiva nella chirurgia ortopedica

La riabilitazione preventiva sta prendendo sempre più piede in ambito della chirurgia ortopedica. Ma perché è così importante?

La riabilitazione preventiva nella chirurgia ortopedica: cos'è?

Andare incontro ad un intervento chirurgico ortopedico, che quasi sempre è molto invasivo, non è mai semplice perché oltre alla bravura del chirurgo e della sua squadra c’è il fattore paziente. Il modo migliore per approcciarsi a questo “appuntamento” è quello di farsi trovare il più in forma possibile. Ciò sicuramente può essere utile non solo per l’intervento ma anche e soprattutto per la riabilitazione. Il post intervento è un momento molto complicato per i pazienti, che devono affrontare una strada molto dura e complicata durante la quale il paziente deve riuscire a riprendere le normali funzionalità.

Scopriamo gli elementi della riabilitazione preventiva

Come accennato in precedenza, un intervento di chirurgia ortopedica porta ad una serie di importanti effetti collaterali tra i quali il principale è l’atrofia muscolare. Questo evento si ha quando il muscolo non viene usato spesso. Inoltre durante l’intervento il flusso sanguigno diminuisce. Entrambe queste due cause portano ad una riduzione del muscolo, cosa che accade rapidamente. Ciò porta alla diminuzione della forza, della potenza, della resistenza fino addirittura a comprometterne l’equilibrio.

Cos'è la valutazione funzionale tecnologica?

In fase di valutazione della terapia migliore da portare avanti è necessario eseguire alcuni esami, chiamati test funzionali. Questi sono:

  • la valutazione iniziale: è molto importante per tutti gli aspetti della salute dell’individuo. In questo modo è possibile individuare problematiche preesistenti. Sarà quindi possibile determinare con maggiore attenzione gli ambiti su cui operare;
  • passi intermedi: si va a determinare la possibilità di trarre i risultati della prima fase di riabilitazione;
  • l’esito finale: come si può facilmente immaginare, consiste nella parte in cui si traggono le conclusioni.

E’ evidente che questi sono i principi generali che vengono seguiti per offrire un servizio di ottimo livello.

Cosa può fare la riabilitazione preventiva?

Per cercare di diminuire il più possibile questi fattori avversi è possibile agire in anticipo con la riabilitazione. In questo modo è possibile prevenire la mobilità della massa con la conseguente perdita di potenza. Vi sono una serie di operazioni che traggono giovamento da questo tipo di riabilitazione, vediamo le principali:
  • artroplastica totale del ginocchio, anca e spalla;
  • chirurgia spinale;
  • ricostruzione LCA;
  • ripazione cuffie rotatori.
La riabilitazione pre intervento permette di migliorare le aspettative per una post riabilitazione completa e meno faticosa e dolorosa.

La riabilitazione preventiva in ambito sportivo

In ambito sportivo professionale questo tipo di riabilitazione è usato già da molti anni perché è l’unico modo per mettere lo sportivo nelle condizioni di riprendersi velocemente. Un atleta, nel malaugurato caso di infortunio, dovrebbe rivolgersi verso questo tipo di riabilitazione, perché permette di ottenere questi tre obiettivi principali:

  • lavorare sulla forza fisica;
  • migliorare l’equilibrio della gamma dei movimenti;
  • migliorare la stabilizzazione ed il cordinamento.

E’ necessario tenere presente che il successo della riabilitazione dipende dalla bravura del fisoterapista ma anche dall’impegno del convalescente.

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Il ruolo del facilitatore chirurgico

Il ruolo del facilitatore chirurgico

La figura del facilitatore medico/chirurgico sta prendendo sempre più piede in un mondo dove anche la Sanità ha molteplici possibilità da offrire al paziente.

Cosa è un facilitatore chirurgico

Solitamente si definisce facilitatore un individuo che ha la funzione di intermediario.

In ambito medico, il facilitatore è la persona con la quale un paziente si interfaccia quando ha bisogno di supporto nella ricerca di un medico specialista, di un particolare intervento chirurgico, di trovare una clinica (in Italia o all’estero) che sia idonea al trattamento di cui ha bisogno.

Il ruolo di un facilitatore è quindi molto importante. Molti pazienti, che non sanno o non possono essere informati su medici o cliniche, possono ricevere un grande aiuto dal facilitatore. Possono avere un unico interlocutore per avere a disposizione informazioni su diverse strutture mediche, diversi medici specialisti o chirurghi.

Negli ultimi 5 anni, secondo il XXIII Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva, tra le principali criticità in Italia, al terzo posto delle segnalazioni dei cittadini, troviamo la sicurezza delle cure e la presunta malpractice. Preoccupante l’impennata di segnalazioni in questo settore (+6,8%) dal 2018 (10,5%) al 2019 (17,3%).

SI evince da qui la necessità del cittadino/paziente di trovare un professionista di fiducia

Cosa fa un facilitatore chirurgico

Il facilitatore è un “professionista della salute”, che lavora ed ha esperienza in campo sanitario, ed ha le competenze per aiutare il paziente nella scelta da affrontare. Nella ricerca di un chirurgo, per esempio, spesso il paziente si trova di fronte a difficoltà, e si affida solamente al “passaparola”. Il facilitatore riesce invece a mettere insieme molteplici fattori che possono indirizzare il paziente verso uno specialista che possa fare maggiormente al proprio caso ed al proprio stato di salute. Come detto, i fattori sono diversi. Il facilitatore ha infatti a disposizione svariati canali dai quali ottenere informazioni. Si va dalla semplice conoscenza diretta del chirurgo, ai contatti con le multinazionali produttrici di medical device, all’accesso privilegiato alle liste ed ai siti che monitorano le attività delle strutture sanitarie in Italia.

Come scegliere la clinica

Un paziente che si affida ad Internet per la scelta della clinica dove operarsi si trova di fronte ad una “giungla” di informazioni. Sono tantissime le società che fanno classifiche degli ospedali, e non è facile trarne delle conclusioni. Il facilitatore chirurgico ha proprio il compito di snellire questa ricerca. Egli, infatti, è in grado di leggere e capire le statistiche che gli vengono fornite, riesce a capire quali siano i punti di forza e di debolezza delle strutture (una struttura molto nota a livello nazionale potrebbe però avere delle lacune in una particolare branca medica).

Facilitatore del Turismo Medico

Un paragrafo a parte va riservato al Facilitatore del Turismo Medico. Questa figura, infatti, oltre a fornire le informazioni necessarie al paziente per prendere una decisione sulla propria salute, sarà il punto di riferimento per il paziente durante il suo “viaggio medico”. Un facilitatore del turismo medico aiuta il paziente a pianificare i dettagli del suo trattamento nella clinica straniera. Lo aiuta ad ottenere autorizzazioni sanitarie, visti, prenotare voli, organizzare alloggi e prendersi cura di altri aspetti come trasporti, tour, etc. Il facilitatore deve avere un rapporto privilegiato con l’ospedale per essere in grado di parlare direttamente con lo staff, in caso di necessità. Ci sono varie organizzazioni internazionali che si occupano dei Facilitatori in modo da fare corsi e tenerli sempre aggiornati su tutti gli aspetti legati al Turismo Medico. SEF fa parte di due delle maggiori associazioni, Medical Tourism Association e Medical Tourism Business.

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Alessandro Gildone ✆


Italia

Alessandro Gildone

Alessandro Gildone ✆


Italia

Il Dott. Alessandro Gildone è un chirurgo ortopedico che si occupa principalmente di chirurgia protesica di anca e ginocchio, oltre che di traumatologia dello sport.

Nato e cresciuto a Milano, si è laureato nel 1995 in Medicina e Chirurgia a pieni voti presso l’Università degli Studi di Milano, per poi ottenere la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia nel 2002 presso l’Università degli Studi di Ferrara.

Fin dall’inizio del suo percorso formativo ha sempre manifestato interesse nell’apprendimento delle più moderne tecniche chirurgiche, in particolare in campo sportivo, tanto che già durante il periodo di Specializzazione ha frequentato il Dipartimento di Medicina dello Sport della prestigiosa Campbell Clinic a Memphis, Tennessee (USA), sotto il tutoraggio esperto del Dr. Frederick M. Azar, consulente ortopedico della franchigia NBA dei Memphis Grizzlies.

Nel settembre 2003 vince una fellowship in chirurgia del ginocchio presso la Balgrist Klinik di Zurigo, Svizzera, dove segue il Dr. Josè Romero, che lo avvicina alla chirurgia protesica del ginocchio, sia totale che parziale.

Nell’ottobre 2010 frequenta presso la Reading Shoulder Unit a Reading, Gran Bretagna e nel maggio 2011 ottiene la fellowship della Società Europea (EFORT) in chirurgia del ginocchio presso l’Hospital del Mar, Barcellona, Spagna. Qui, ha il privilegio di seguire il Dr. Ferran Montserrat, esperto nella chirurgia ricostruttiva dell’articolazione femororotulea.

Ma è nel 2012 che il Dott. Alessandro Gildone potenzia il suo bagaglio formativo vincendo una fellowship in chirurgia protesica e ricostruttiva di anca e ginocchio presso l’Ospedale The Avenue, Melbourne, Australia. Questa esperienza, sotto uno dei migliori chirurghi dell’anca in Australia, il Dott. Stephen J. McMahon, si è rivelata utilissima sia da un punto di vista umano che professionale, con l’apprendimento di tecniche quali la chirurgia protesica di ginocchio “su misura” con il sistema Visionaire, l’artroscopia dell’anca e la chirurgia protesica mininvasiva.

Da un punto di vista dell’esperienza professionale, il Dottor Alessandro  Gildone, dopo la Specializzazione ha ricoperto il ruolo di Dirigente Medico presso il Reparto di Ortopedia dell’Ospedale “San Luca”, Trecenta (RO) da novembre 2002 a marzo 2003 e presso il Reparto di Ortopedia dell’Ospedale “del Delta”, Lagosanto (FE) da marzo 2003 a ottobre 2007, per poi trasferirsi presso la Clinica Ortopedica dell’ArciSpedale Sant’Anna di Ferrara (FE) fino al 2019, dove ha perfezionato le tecniche chirurgiche della traumatologia ortopedica.

Da aprile 2019 è passato alla Casa di Cura Santa Maria Maddalena di Occhiobello (RO), dove visita e opera, sia in regime privato che convenzionato, focalizzandosi in particolare sulla protesica mininvasiva di ginocchio e anca, sulla traumatologia dello sport, e sulla protesica robotica assistita.

Al suo attivo vanta numerose esperienze in campo sportivo, avendo ricoperto il ruolo di Medico Sociale della FC Centese 1913 dal 2001 al 2005, il ruolo di Medico Fiduciario FIGC-LND Regione Emilia Romagna dal settembre 2002 a settembre 2004, di Medico Sociale della SPAL da luglio 2008 a luglio 2009 e di consulente ortopedico del KLEB Basket Ferrara dal 2018 al 2020.

Da aprile 2018 è consulente ortopedico per la Nazionale Italiana di Basket Under 20, e nel 2019 ha partecipato all’Europeo Under 20 che si è tenuto a Tel Aviv, Israele.

Il Dottor Gildone Svolge la sua attività ambulatoriale principalmente a Ferrara, a Occhiobello (RO), a Milano e a Minerbio (BO).

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Luigi Angrisani ✆


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Luigi Angrisani

Il prof. Luigi Angrisani è specializzato nella chirurgia dell’obesità in laparoscopia ed è Ricercatore Confermato in Chirurgia Generale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Opera da 30 anni nel settore, ha effettuato più di 3500 interventi e ha pubblicato 180 articoli scientifici su riviste italiane e internazionali.

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Luigi Mazzoleni ✆


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Luigi Mazzoleni

Il Dott. Luigi Maria Mazzoleni è un medico chirurgo specializzato in ortopedia e traumatologia che vanta oltre 2000 operazioni chirurgiche da primo chirurgo e la collaborazione con illustri ortopedici italiani e non.
Visita come ortopedico a Milano e in altre sedi sul territorio nazionale in Sicilia, Puglia e Calabria. Si occupa di chirurgia ortopedica di ginocchio e anca, in particolare protesica e artroscopica.
Si occupa inoltre di chirurgia della mano e del piede. Oltre alle tradizionali tecniche chirurgiche, utilizza anche terapie, tecniche e strumentari innovativi, come fattori di crescita, cellule staminali, membrane biologiche, trapianti autologhi di cartilagine o innesti osteocondrali. Si tratta di tecniche innovative che utilizzano impianti biocompatibili frutto delle nuove tecnologie per la cura delle patologie cartilaginee, in particolare per quanto riguarda il ginocchio.
Si occupa anche di traumatologia sportiva. È infatti docente di medicina dello sport per la FIGC-LND Lombardia, responsabile medico SERSPORT, responsabile medico/scientifico e referente ortopedico BBS, e collaboratore dell’ex medico sociale dell’Internazionale FC. Inoltre è ortopedico dell’équipe medica del giro d’Italia di ciclismo. La competenza chirurgica, l’attenzione allo sport e il continuo aggiornamento, testimoniano la passione e la professionalità del Dott. Mazzoleni verso il suo lavoro.

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Pietro Banchini ✆


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Pietro Banchini

Il Dott. Pietro Banchini è un chirurgo ortopedico. Si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Parma nel 2002 e si è specializzato in ortopedia e traumatologia all’Università di Parma nel 2007.

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Carlo Andrea Veronesi ✆


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Carlo Andrea Veronesi

Il Dott. Carlo Andrea Veronesi, specializzato in Ortopedia e Traumatologia, si occupa della Patologia Chirurgica della Spalla, del Ginocchio, dell’Anca e della Patologia Degenerativa Ortopedica in generale.

Esegue ogni anno come primo operatore 300-400 interventi chirurgici ortopedici (artroscopia di spalla e di ginocchio, protesi di spalla, anca e ginocchio, correzione e deformita’ dita del piede, interventi sulla mano)

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